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Flavio Caroli a "Che tempo che fa" e il "Davide con la testa di Golia" di Caravaggio.

Ieri sera il professor Flavio Caroli, docente di Storia dell'arte moderna al Politecnico di Milano, ha presentato e commentato durante la puntata di "Che tempo che fa" con Fabio Fazio, una splendida opera di Michelangelo Merisi detto il Caravaggio, intitolata "Davide con la testa di Golia".

Si tratta di un dipinto ad olio su tela realizzato tra il 1609 ed il 1610 e conservato nella Galleria Borghese di Roma.

Alla interessantissima spiegazione e analisi stilistica e storica del professor Caroli, vogliamo integrare una veloce analisi semantica.

Nel testo visivo sincronico vi è la presenza della figura retorica dell'antitesi (il giovane Davide/ il 'vecchio' Golia, il
vivo e il morto, il debole e il forte, il prima e il dopo).

Soprattutto quest'ultima antitesi (prima/dopo) è riferita all'allegoria alla base dell'opera, attraverso la quale Caravaggio intende raccontare come era la sua vita un tempo, con il simbolo del giovane Davide, splendente di luce e di speranze, che guarda con raccapriccio e insieme pietà la testa mozzata di Golia, simbolo di come è diventata la vita del pittore,  che appare ferito, picchiato, bastonato dalla esistenza e dalle sue traversie, infine stroncato da esse.

E' l'icona del giovane Michelangelo Merisi che guarda l'icona del vecchio Caravaggio con pena e quasi disgusto.

La testa di Golia è infatti un autoritratto del Caravaggio, quindi una sua icona, del periodo successivo all'aggressione subita dai Cavalieri di Malta, a causa di una sua misteriosa offesa fatta a uno dei loro capi.


Caravaggio appare ferito, con i denti spezzati, un occhio strabico, pieno di lividi.

Caravaggio sapeva di essere braccato, quindi con questa tela, acclusa alla domanda di grazia che egli stesso inviò al cardinale Scipione Borghese, il potente nipote di papa Paolo V, mandava una richiesta di aiuto.

Come prova dell'estremo atto di contrizione formulato dall'artista, sulla lama che il giovane stringe in pugno si leggono le lettere "H-AS OS", sigla che riassume il motto agostiniano "Humilitas Occidit Superbiam" (l'umiltà uccise la superbia).

Un messaggio in codice, quindi, ricco di simbologie, che si fa testo di richiesta di aiuto nel periodo contemporaneo al pittore e che diviene testo metaforico della disfatta di Golia, il forte e tracotante gigante dei Filistei ucciso dalla fionda di un ragazzino coraggioso ma debole.

Il buio che inghiotte la spalla di David è simbolo della profondità delle tenebre dell'inferno, rischiarate dalla luce, simbolo della grazia che colpisce violentemente i tratti stravolti di Golia.

Il messaggio di aiuto da parte del Caravaggio andò comunque disatteso.

Alla metà di luglio del 1610 Michelangelo Merisi si imbarcò per raggiungere Porto Ercole, ultima tappa delle sue tormentate peregrinazioni terrestri, dove trovò la morte.

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