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Anche questa volta un film ben diretto e ben scritto grazie all'uso, inconscio o meno, di ben note strutture semionarrative, il quadrato semiotico e il modello attanziale.

La collina dei papaveri è un film d'animazione giapponese del 2011, diretto da Gorō Miyazaki per lo studio Ghibli.

Il quadrato semiotico, che com'è noto è uno strumento efficace nella realizzazione di testi avvincenti.

È necessario, affinché un qualunque testo abbia una forza dinamica capace di organizzare i propri equilibri endogeni e acquisire una migliore efficacia comunicativa e incisività agli occhi dello spettatore, realizzarlo tenendo conto di una sorta di forza di coesione interna.



In altre parole, occorre costruire una serie di relazioni non solo tra emittente e destinatario, ma anche tra gli elementi che concorrono a comporla, tra i vari personaggi dell’opera stessa. Per fare ciò occorre utilizzare il modello costruttivo relazionale teorizzato da Greimas.

Questo intreccio di rapporti (il quadrato semiotico mette infatti in relazione coppie di concetti presenti nell'opera, opposti e complementari) è voluto e quindi creato dall'autore del testo per mettere in contrapposizione, in relazione complementare, contraddittoria o contraria delle forze.



Serve a rendere più dinamica e avvincente l’opera e di conseguenza a inviarci un messaggio che non viene immediatamente percepito a livello cognitivo ma che viene assimilato implicitamente a livello inconscio.

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Nella collina dei papaveri abbiamo:

AMORE CONIUGALE - che univa i genitori di Umi Matsuzaki quando il padre era ancora vivo
AMORE FRATERNO - che unisce  Umi, Sora e Riku, i tre fratelli Matsuzaki
AMORE NON CONIUGALE - quello che provano i genitori Ryōko Matsuzaki e Akio Kazama rispettivamente per i propri figli, sia biologici che adottati
AMORE NON FRATERNO - il sentimento tenero, romantico ma ancora indistinto che Shun Kazama e Umi Matsuzaki sentono uno per l'altra anche quando erroneamente pensano di essere fratellastri.

Quindi tutto le dinamiche di contraddizione, complementarietà e opposizione del film sono giocate sui diversi generi di amore che uniscono i personaggi.



Per quanto riguarda poi il modello attanziale, lo schema è semplice ed efficace:

SOGGETTO - Umi Matsuzaki e Shun Kazama, i due adolescenti
OGGETTO - capire qual'è il legame che li unisce, se un vincolo di sangue o di amore romantico
OPPONENTE - le difficoltà a comprendere se sono o no fratellastri, se il padre di Umi è anche padre biologico di Shun
AIUTANTE - Onodera, il capitano di una nave in partenza dal porto di Yokohama, che è in possesso di informazioni dettagliate sui genitori dei ragazzi e che rivela loro che essi non sono imparentati.
DESTINANTE - il regista, Lo studio Ghibli
DESTINATARIO - il pubblico

Un buon film, quindi naturalmente, una buona struttura.



Drammatico e attuale il più conosciuto romanzo dello scrittore boemo Franz Kafka,  pubblicato per la prima volta nel 1915 dal suo editore Kurt Wolff a Lipsia.

La storia narra della trasformazione da individuo libero a insetto ripugnante, da membro attivo della società a peso insostenibile per la stessa famiglia.

L'autore con la copertina originale del romanzo


Tutto il romanzo è permeato dal continuo senso dell'ambiguità, dallo spiazzamento, dalla continua ricerca dell'allegoria e della metafora usate in tutta la loro enigmaticità e ambivalenza e dalla mutazione dei comportamenti dei familiari.

Infatti, sin quando Gregor lavora e sostiene la famiglia viene trattato con rispetto ma quando diventa un peso, viene disprezzato e i genitori e la sorella si sentono sollevati della sua morte.

La storia è allegoria dell'alienazione e spersonalizzazione dell'individuo che la società impone; Gregor Samsa è icona dell'individuo medio, senza particolari ambizioni, sogni o mete da raggiungere, che vive sommessamente la sua grigia esistenza.

Con la metamorfosi Gregor raggiunge la similitudine dentro/fuori

Tale condizione (sub)umana lo trasforma dentro, innanzitutto e nella vicenda fantastica, anche fuori, in modo che il contenuto e la forma del suo essere siano coerenti, in una perfetta similitudine dentro/fuori.

L'influsso perverso della società trasforma però non solo il giovane e sfortunato commesso viaggiatore, ma gli stessi rapporti affettivi, la relazione familiare. Vali e sei degno d'amore sino a quando non sei di peso.

Il romanzo diviene metafora della vita umana che viene valutata solo in misura della sua produttività, efficienza fisica e mentale, gradevolezza.

Si è degni di esistere non in quanto vivi, ma in quanto socialmente accettabili.

Il rapido e inesorabile climax dei rapporti familiari

Si passa quindi dalla raccapricciante trasformazione fisica di Gregor, che è immediata, a quella molto più agghiacciante dei rapporti di sentimento genitoriale e fraterno, che in un climax ascendente di disaffezione, ripugnanza, vergogna e infine indifferenza permettono e anzi implicitamente sollecitano la morte del giovane diventato insetto.

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Il capolavoro allude a una grande opera del passato, le Metamorfosi di Ovidio, ma rispetto a quelle rivela un senso di angoscia latente per il futuro e la consapevolezza che le più radicali metamorfosi non sono quelle fisiche, ma quelle spirituali.

Raccontare ogni giorno una storia che vede come protagonista un'umanità in miniatura, alle prese con gli oggetti della nostra quotidianità che diventano le fantasmagoriche scenografie delle loro vicende. Questo è lo scopo degli originali scatti fotografici di Tatsuya Tanaka.

"Volevo catturare queste sensazioni e fotografarle, quindi ho iniziato a mettere insieme un "calendario delle miniature".

Un approccio che ricorda da vicino quello tante volte sperimentato nella nostra infanzia: quello di trasformare, con il potere della fantasia, qualsiasi oggetto e attribuirgli un nuovo significato.

Tatsuya Tanaka non è il primo artista a sperimentare piccoli diorami giocando con gli oggetti – e gli ingredienti – di tutti i giorni, ma alcune delle sue opere, a differenza di quelle di altri colleghi, sono davvero sorprendenti da un punto di vista semiotico.

L'artista impiega quotidianamente le famose miniature della Preiser, quelle che si utilizzano di solito per "animare" i plastici dei trenini o i diorami. Figurine in scala H0, vale a dire "icone" rimpicciolite di 87 volte rispetto agli originali.

Una confezione di personaggi in miniatura di Preiser
Un'iperbole inversamente proporzionale. a ben pensarci. Signore con il carrello della spesa, bambini intenti a mangiare un gelato, anziani seduti su una panchina a leggere il giornale, tutti in rigorisa scala 1:87.

Fin qui niente di strano. Se non che a un certo punto queste icone vengono accostate a oggetti quotidiani.

Facciamo subito un esempio: alcune icone di contadine vengono collocate sopra le patatine grigliate (sì proprio quelle decantate da Carlo Cracco).

L'inferenza generata dall'accostamento degli oggetti fuori scala
Ed ecco che magicamente si genera un'inferenza: le scanalature delle patatine, su cui stanno lavorando con i loro attrezzi in miniatura le nostre icone, diventano magicamente i solchi di un campo arato. 

L'accostamento di due oggetti fuori scala ha generato una nuova conoscenza che, nell'atto dello scatto fotografico, diventa una scena di vita quotidiana plausibile, un momento del processo di accumulazione del calendario digitale dell'artista.

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Non solo: il nuovo significato, in questo caso la coltivazione di un campo, è sempre associata al significato originario dell'oggetto rappresentato, in questo caso le patate. Ne scaturisce una allegoria.

Lo stesso avviene per le icone dei Beatles che attraversano la mitica Abbey Road, costituita da un disco in vinile. La strada diventa in questo caso allegoria della produzione musicale dei talentuosi fab four, qui rappresentati dalle loro icone.

La ricostruzione della mitica scena di Abbey Road
Per non parlare dell'allegoria presente nell'immagine di copertina dei questo articolo: il mondo digitale, con i suoi tasti, funge da tomba al mondo analogico, rappresentato dalle icone dolenti in miniatura.

Gli eventi quotidiani osservati da una diversa prospettiva possono portare a risultati sorprendenti e Tatsuya li racchiude tutti nel progetto Miniature Calendar e potete dare un occhio al resto del suo lavoro sul suo sito web, oppure guardare una rassegna dei sua scatti sul nostro video.



Ars Europa Academy è orgogliosa di presentare il nuovissimo videocorso di Fashion Semiology, in italiano, tenuto da Cinzia Ligas, una delle maggiori esperte di Fashion e Luxury Communication e Marketing, docente di Fashion Semiology nelle più importanti università private di Parigi quali l'International Fashion Academy (IFA), l'Istituto Marangoni, l'école supérieure de communication et publicité (ISCOM), l'Institut d’Études Supérieures des Arts (IESA), The Paris School of Business (PSB), lo IESEG e svariate altre in Italia.

Il videocorso di 8 lezioni da un'ora ciascuna, sarà fruibile online o scaricabile in formato mp4, al costo totale di 80 euro (verranno fornite username e password per la fruizione/download).

Le videolezioni saranno erogate in un periodo di 8 settimane (sarà scaricabile sul proprio pc o visualizzabile su web una lezione a settimana, quando si desidera) si studierà, si faranno gli esercizi che potranno essere corretti nella settimana seguente, durante la fruizione della successiva lezione).

E' un'occasione straordinaria per quanti desiderano intraprendere la professione del fashion designer o aggiornare le proprie competenze ma non hanno occasione di frequentare uno degli istituti in cui la docente insegna o preferiscono seguire il corso in italiano.



Il videocorso ha lo scopo di far comprendere come usare il linguaggio segreto degli oggetti di lusso, degli abiti e degli accessori di moda, che è composto da forme, simboli, icone, tessuti, materiali e colori e che ha effetti inconsci sulla percezione, sull’atteggiamento e sul desiderio di acquisto del target.

Per maggiori informazioni sul videocorso e sulla docente e le sue pubblicazioni:

http://www.arseuropa.org/academy/it/prodotto/videocorso-di-fashion-semiology/

Il videocorso sarà ricco di case histories con spiegazioni e analisi. Sono previste esercitazioni e un test finale. A ciascun iscritto sarà inviato l'ebook in pdf (in italiano e inglese) Fashion Semiology e materiale del corso.

Qui è consultabile una demo della prima lezione del videocorso, per comprenderne le modalità e l'organizzazione.




Si tratta del più famoso dramma dell'artista siciliano.

I sei personaggi sono simulacri di ruoli attanziali,  prosopopee degli attanti, rappresentazioni iconiche di determinati comportamenti, identità, atteggiamenti.

Abbiamo quindi i sei ruoli della madre, del Padre, della Figliastra, del Figlio, del Giovinetto, della Bambina e infine addirittura un settimo ruolo, quello di Madama Pace, direttrice di un atelier e maitresse di appuntamenti clandestini.

Madama Pace è iperbole della volgarità, della ruffianeria, della sordida ipocrisia e dello sfruttamento e pervertimento dell'innocenza.

Madama Pace, iperbole della volgare e sordida ipocrisia con la Figliastra, simbolo di innocenza perduta


Il Padre è simbolo dell'ipocrisia borghese

La Madre lo è della condizione femminile di soggezione dovuta alla vedovanza e ai problemi economici.

Il Figlio è simbolo della rabbia, dell'impotenza e della frustazione.

La Figliastra è simbolo di innocenza perduta e di perversione acquisita dalle tristi esperienze.

Il Giovinetto lo è dell'alienazione e della disperazione

La Bambina è icona della vittima innocente e simbolo della purezza che viene perduta nell'indifferenza.
La Figliastra, archetipo del Martire, con la Bambina, archetipo dell'Orfano

I sei personaggi ricoprono ruoli archetipici:

Il Padre è il ruolo del Viandante, che segue solo le sue regole e le sue convinzioni, senza curarsi delle conseguenze che le proprie scelte hanno sugli altri.

La Madre è il ruolo dell'Orfano che ha perduto il nuovo amore che aveva trovato dopo aver lasciato il Padre.

Il Figlio è il ruolo del Guerriero (inibito) che si consuma di rabbia perché sa di essere il figlio legittimo del Padre e non sopporta i fratellastri intrusi e la madre che ha lasciato il Padre per formare una nuova famiglia con il segretario, che poi è morto.

La Figliastra è il ruolo del Martire (si sacrifica pr aiutare la famiglia in difficoltà economica, perdendo se stessa) e dell'Orfano (figlia illegittima del segretario, che è morto)

Il Giovinetto  e la Bambina interpretano l'archetipo dell'Orfano (figli illegittimi del segretario, che è morto)

Il ruolo del Mago viene interpretato sia da madama Pace, anche se in veste negativa, sia dal capocomico.

Il Padre, archetipo del Viandante

Dal punto di vista del modello attanziale abbiamo

Soggetto: i sei personaggi
Oggetto : vivere il dramma per il quale sono stati creati
Aiutante: capocomico
Opponente: l'autore che non li ha mai messi in scena dopo averli creati
Destinante: l'Autore
Destinatario: il Pubblico


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Il dramma, fra le altre cose, è anche metafora di una delle perdite più drammatiche dell’epoca contemporanea, quella del concetto di Padre, e allegoria del fatto che l’umanità senza "padre", ovvero tradizione, radici, origine, Dio, perde la sua identità e smarrisce la strada. Rischia, così, l’autodistruzione.

Infatti, senza padre la bambina e il bimbo, sineddoche dell'umanità intera, si suicidano, la Figliastra perde la sua dignità di donna.


Jesus Christ Superstar è un film del 1973 diretto da Norman Jewison, trasposizione sul grande schermo del musical omonimo di Tim Rice.

Ben lontano dallo spirito divino che aleggia nei Vangeli, è comunque un'interpretazione originale della vita di Gesù dall'inedito punto di vista di Giuda e un'opera d'arte bellissima e che continua a mantenere intatto il suo fascino a oltre quarant'anni dalla sua prima presentazione al pubblico.

Il vero protagonista è Giuda a cui Jesus fa da coprotagonista. E' un punto di vista molto umano, molto razionale e per niente mistico quello di Giuda.

Lui razionalmente analizza, intelligentemente considera, è pieno di umano buon senso ma assolutamente privo della visione ultraterrena riguardo alla missione del suo maestro.

Non comprende il comportamente di Jesus, che lui prima tanto ammirava... secondo Giuda la situazione gli sta sfuggendo di mano. Acutamente intravede le conseguenze della sua azione: Jesus rischia di fare una brutta fine.


Nel film, questa antitesi tra Jesus e Giuda, tra trascendente e immanente è molto forte, anche se Tim Rice non ha mai creduto alla divinità di Gesù Cristo.

Non per niente alla fine del film Jesus rimane sulla croce, muore e non risorge e durante il periodo narrato non fa mai nemmeno un miracolo.

Un'altra antitesi è il potente e micidiale rapporto di amore ed odio che  lega Giuda a Gesù. Il tradimento è il risultato di un’amara delusione che Giuda prova nei confronti dell’amico prediletto.

Oltre che di antitesi il film è ricco di ossimori: Gesù è un dio troppo umano, è un guerriero remissivo; Giuda un traditore dalle buone intenzioni, un amico malefico;



Nell'opera quindi solo un grande dualismo: Bene e Male, traditore e tradito, amore e odio, Gesù e Giuda, con tutti gli altri personaggi a far da comparsa.


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Talvolta divisi per antitesi, altre volte uniti in ossimori, i concetti dicotomici si alternano, si sovrappongono in un ossimoro dell'antitesi, in un odio amoroso o in un amore odioso rivelando infine una similitudine che non sfugge allo sguardo esperto: Giuda disperato dopo il tradimento ricorda Caino dopo l'uccisione del fratello Abele.



Giuda/Caino che versa il sangue di Gesù/Abele e che ripristina i giusti valori: chi usa violenza e chi è mite e non reagisce, chi sparge il sangue e chi cura e perdona, chi odia e chi ama, reinserendo, malgrado la visione molto poco escatologica di Tim Rice, ognuno dei due protagonisti nella loro giusta collocazione.


Si può anche non credere, ma non si può confondere il Bene con il Male.


'Franken' è un nomignolo (quindi analogia) e una citazione di 'Frankenstein', mentre il termine  'weenie' in americano connota il termine "miserabile".

Tim Burton, il maestro riconosciuto del gothic, realizza quello che all'inizio della sua carriera cinematografica non potè fare per questioni di budget: un lungometraggio di animazione in stop-motion, in bianco e nero.

Per il regista la stop-motion è tecnica amata e sperimentata già per "La sposa cadavere" (2005) e  per "The Nightmare Before Christmas" (1993).

Sicuramente è la modalità comunicativa che meglio esprime le sue doti: l'assenza di pixel e keyframe digitali restituisce la poesia analogica ai suoi personaggi realizzati a mano e fotografati a 'passo uno'.

Tutta la vicenda ruota intorno a un ossimoro, ovvero il cane  morto-vivente.

Con questa mirabile tecnica Burton non si snatura e resta ancorato all'emozione pura e alla poesia, vero filo conduttore della sua intera produzione.


La sineddoche (dal greco «συνεκδοχή» attraverso il latino «synecdŏche», in italiano «ricevere insieme») una figura retorica che consiste nell'uso, in senso figurato, di una parola al posto di un'altra mediante l'ampliamento o la restrizione del senso.

In pratica si usa figuratamente una parola di significato più ampio o meno ampio di quella propria: per es. una parte per il tutto ( prora per nave ), il contenente per il contenuto ( bere un bicchiere ), la materia per l'oggetto fatto ( ferro per spada ).

Abbiamo numerosi esempi di sineddoche in pittura, cinema, letteratura e pubblicità.

La corazzata Potëmkin 

Nel cinema è celebre l'esempio della corazzata di Ejzenstejn in cui l’ufficiale medico che col pince-nez esamina la carne e sentenzia, in malafede, che marcia non è, lo sapremo morto quando rivedremo i suoi occhialini penzolare insieme ai vermi da un quarto di bue infetto.

Non vediamo l'ufficiale morto, ma solo una parte di lui, una parte per il tutto, i suoi occhiali per l'intera persona.

Il mouse per il computer, una parte per il tutto

In pubblicità potrebbe essere l'immagine di un mouse, che rappresenta l'intero computer e simbolicamente e per allegoria un corso informatico.

La mano dalla nuvola, sineddoche di Dio

In arte abbiamo La costruzione dell’arca, di Jacopo Torriti dipinto sulla parete settentrionale della Basilica superiore di San Francesco ad Assisi. Si tratta della scena di Noè e l’arca: il suggerimento di costruire un’arca per sopravvivere al diluvio è dato dalla mano divina che uscendo da una nuvola ispira il patriarca. La mano rappresenta Dio attraverso una sineddoche.


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In letteratura gli esempi abbondano. Utilizzeremo anche noi una sineddoche per parlarne, elencando per tutti, solo i seguenti:

Ugo Foscolo


"…E se da lunge i miei tetti saluto…"
(U. Foscolo, In morte del fratello Giovanni, v.8) - tetti sta per case: la parte per il tutto.


Eugenio Montale

"…le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue…"
(E. Montale, Ho sceso dandoti il braccio.., Xenia I, vv.11/12) - pupille sta per occhi: il particolare per il generale.


Il nome della birra nasce dall'antico appellativo dato alla Sardegna dai primi abitanti dell'isola.

Già questa omonimia presuppone un forte legame fra il prodotto e il luogo in cui essa nasce, che riecheggia, con orgoglio, nella bella pubblicità.



I vari elementi atavici caratteristici, simbolici e connotativi del mondo sardo vengono reinterpretati allegoricamente in chiave attuale e moderna.

Ecco quindi che i Mamutones diventano "il nostro Halloween", l'infrangersi delle onde del mare sugli scogli "il nostro sound", i pastori sono "i nostri hipster", le nuotate con gli amici nell'acqua cristallina "i nostri social".



La presupposizione che si usa è che tutto è stato inventato in questa terra antica e misteriosa molto prima dei tempi, ed è stato scoperto dai non sardi molto tempo dopo e in forma meno intensa e nobile.

Vi è anche l'implicazione che in Sardegna tutto è vissuto in modo più sano, più vero, più autentico, più umano.



Tutto, a cominciare naturalmente dalla birra, l'unica ancora genuina come lo sono i colori, i profumi, i suoni, la luce e le tradizioni sarde.

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L'unica con l'anima sarda, soffio vitale di una terra antitetica, bellissima e selvaggia, fiera e indipendente, antichissima e moderna.

Ecco il divertente spot con l'enumerazione di tutte le implicazioni. Buona visione :-)


I capolavori dell'arte possiedono significati che si nascondono fra colori, forme, oggetti, segni.

La nuova webserie su Youtube, "I simboli nell'arte" rivela la trama misteriosa che si dipana nelle più famose opere, raccontando in modo semplice e veloce i messaggi che i grandi artisti di tutti i tempi ci hanno inviato, celati tra le immagini dei dipinti.

Il primo capolavoro di cui scopriamo i significati nascosti nella sua simbologia è "Il caffè di notte" di Vincent Van Gogh.

L'opera, con i suoi contrasti cromatici, la scelta di tonalità cupe, i codici gestuali e mimetici dei personaggi, i codici prossemici, che dispongono gli oggetti e le persone in un determinato ordine, quasi che gli esseri umani siano prigionieri tra mobili e pareti, è allegoria di decadenza, angoscia e oppressione.


Il caffè è popolato da icone di bohémien, barboni addormentati o in procinto di esserlo, prostitute, emarginati istupiditi dall'alcol, metafora e sineddoche di un'umanità disfatta, perduta, decaduta a uno stato di abbrutimento.

La sedia vuota in primo piano, una similitudine con quella dipinta da Van Gogh nello stesso periodo, è il simbolo dell'assenza.



Lo specchio a destra, torbido, offuscato, in perfetta antitesi con la vivacità degli specchi impressionisti come Il bar delle Folies-Bergère di Édouard Manet, è simbolo dell' incapacità di vivere il presente e immaginare il futuro.


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L'orologio in alto denota la tarda ora notturna, evoca il concetto dei memento mori, ed è simbolo del tempo non sfruttato per costruire, ma perduto inutilmente.



Le bottiglie di alcolici, sul bancone in fondo, simbolo del vizio del bere, sono il punto di inizio della fine, rappresentata magistralmente dalle diagonali discendenti che da qui dipartono, scivolando sul tavolo da biliardo, per perdersi sul pavimento e poi nel nulla, ove simbolicamente tale comportamento umano conduce.



Il caffè di notte diviene metafora di un mattatoio con i suoi colori cupi e opprimenti, tra  il rosa tenero e il rosso sangue e feccia di vino, tra il verdino Luigi XV e il Veronese, con i verdi gialli e i blu intensi, tutto ciò in un’atmosfera di una fornace infernale di zolfo pallido, simbolo della potenza tenebrosa come un girone dantesco che attanaglia questi scampoli di umanità.

Ecco di seguito la prima puntata della webserie "I simboli nell'arte"