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Le linee spezzate, soprattutto le diagonali, recano in sé una tensione dinamica che può essere trasferita nel destinatario di in messaggio pubblicitario.

È il caso dell'advertising 2017 di Opel che riprende l'auto pronta a "scattare" nell'immaginario del target grazie all'utilizzo di due linee diagonali spezzate.


Ricordiamo che linee spezzate fanno già parte del brand Opel in quanto l'ideogramma del marchio prevede l'utilizzo delle medesime a formare la celebre "saetta", come possiamo notare in questo video:


In questo caso il tutto è amplificato dall'uso mirato dei colori.

Il modello dell'auto, di un rosso emozionale, emerge dal nero dello sfondo e "compone" nel suo ideale movimento da sinistra a destra le dinamiche quinte in diagonale colorate di giallo, un colore transizionale e di cambiamento. Concetto peraltro presente nel payoff che parla di futuro.

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"Supera i tuoi limiti" è invece uno degli slogan della campagna pubblicitaria Nike per l'estate 2017.


Cosa rende interessante uno slogan non proprio originale? La sua associazione con il visual che lo accompagna.

Infatti possiamo notare uno sfondo composto da linee diagonali spezzate.

Il loro significato rimanda subito all'energia e al dinamismo, necessari per "superare i propri limiti"
Sopra a queste linee dinamiche si posizionano gli elementi che aiutano a conseguire il risultato:

  • un atleta che corre nella direzione della freccia generata dalle linee oblique (e nel quale il lettore o lo spettatore si immedesimano)
  • la scarpa posta anch'essa in diagonale
  • gli accessori che aiutano nel compiere l'impresa

L'atleta corre "prospetticamente" verso la convergenza delle linee spezzate
Gli accessori in "gif animata" poggiano dinamicamente sulle linee spezzate

Lo sfondo è volutamente grigio, in quanto non è solo un colore neutro (forse il migliore) e quindi adatto a "tutte le stagioni". Ma anche perché è un colore di transizione tra il nero (niente) e il bianco (tutto): diventa quindi un colore adatto a sprigionare tutta l'energia concentrata nei due opposti.

Ed è per questo che è molto utilizzato per l'abbigliamento sportivo.

Gli originali e surreali dipinti dell'artista americano Christian Rex van Minnen, miscelano talentuosamente la tradizione classica e lo spirito pop-surrealista per creare ritratti e nature morte affascinanti e inquietanti.

Mostri organici che convivono con cartoni animati, graffiti e tatuaggi.


Semioticamente parlando si tratta di una serie di accumulazioni che creano una dismorfia che è allegoria della situazione di decadenza e di perdita di identità della società contemporanea.

I volti mostruosi diventano una novella replica del ritratto di Dorian Grey, una sorta di sua metafora attualizzata.

I mali della società si scorgono sui visi tumefatti, le sue infamie segrete appaiono alla luce del sole, deformando i tratti di ciò che sarebbe dovuto apparire nobile e gentile.



Un moderno Arcimboldo dell'orrore, che invece di usare frutti, legumi e verdure, si avvale di escrescenze carnose, bubboni e pelle flaccida per ricreare le fattezze dis-umane di un mondo distopico.

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Il tutto con un impareggiabile gioco di luci e ombre di impronta caravaggesca. Questo è il mondo di Christian Rex van Minnen.

Ecco la Virtual Gallery con una selezione delle sue più famose opere.



L'uso degli archetipi è sempre stato un cavallo vincente delle pubblicità televisive della Lavazza, in cui dai tempi di Bonolis e Laurenti i vari protagonisti  appena giunti in Paradiso impersonavano l'archetipo dell'innocente.

Ricordiamo brevemente quali sono i principali archetipi per Jung.



Innocente
È nel pieno della propria realizzazione, non ha quindi alcuna meta ulteriore da raggiungere. Potrebbe tendere solo alla caduta e teme quindi la perdita di tale stato di benessere, la perdita del Paradiso.

Orfano
È alla ricerca continua della sicurezza, del bene perduto e mai più ritrovato. E’ quindi naturalmente rivolto alla speranza e la sua maggiore paura è quella dell’abbandono.

Martire
È alla continua ricerca della bontà, di un mondo giusto, caritatevole. Per ottenerlo è disposto anche al sacrificio personale, ha notevole capacità di rinuncia. Teme solo l’egoismo, degli altri, ma anche il proprio, in qualche attimo di debolezza spirituale.

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Viandante
Desidera per sé l’autonomia più di ogni altra cosa, la libertà è per lui l’aria che respira. Il compito che si pone nella vita è relativo alla formazione della sua identità e quindi all'affermazione delle sue idee. Teme la routine, l’obbedienza alle regole imposte da altri.

Guerriero
Deve combattere, questo è il suo compito, e per farlo deve sempre trovare la forza e utilizzarla. Ricerca quindi il coraggio e non può che temere la debolezza.

Mago
Ricerca in sé e negli altri la completezza, l’accostamento degli opposti, la pienezza della conoscenza e della condivisione. Vuole ottenere per sé la gioia e per gli altri la fede. Teme e odia la superficialità.

Gli autori hanno pensato di accostare all'innocente anche la figura archetipica più complessa e realizzata: quella del mago.
Merlino, archetipo del Mago

In questo episodio della saga celeste, i nostri due eroi (vestiti di bianco, come due spiriti incorporei che si rispettino) sono alle prese proprio con questo archetipo, ben stereotipato dalla classica barba bianca, dal mantello e dall'alto cappello blu con decorazione planetaria.

Silente, altro archetipo del Mago


Ne scaturisce un spot dalla narrazione articolata in cui i due archetipi si confrontano.

Gandalf, ennesimo archetipo del Mago


Alla fine la complessità inutile di Merlino, come quasi sempre accade in questo tipo di confronti nel genere "comico", viene smontata dalla pratica sicurezza degli "innocenti" Bonolis e Laurenti, che sono nel pieno della loro realizzazione grazie al caffè Lavazza.

Con la scoperta dell'acqua calda (calembour in quanto rimanda al proverbiale detto) il mago può solo inventare la ricetta della "patata lessa".

SPOT LAVAZZA MAGO MERLINO 2005



Nuovo traguardo per il Network di Ars Europa. Il nostro blog Polisemantica - Il mondo in un segno ha infatti superato i 1000 post redatti in 10 anni di attività.

Al milione di visite superato a inizio anno si aggiunge così un altro importante traguardo.

Cogliamo l'occasione per ringraziare tutta la redazione e augurarci altri 1000 di questi post!

Un sincero ringraziamento anche a tutti i lettori che seguono così numerosi la testata.

Ricordiamo che la Comunicazione Relazionale Polisemantica si occupa di individuare e spiegare in maniera semplice le strutture semiotiche e comunicative di base che rendono i gli artefatti comunicativi come le opere d'arte, i film, i libri e le pubblicità avvincenti per i destinatari.

In altre parole con quadrati semiotici, simboli, icone, indici, figure retoriche e modelli attanziali si scopre come la comunicazione riesca a coinvolgere il target di riferimento.

Ecco il video che "celebra" l'evento :-)


Ogni estate le città si attivano per organizzare eventi per i sempre più numerosi italiani che rimangono a casa e non partono per le ferie estive. In ogni angolo quindi appaiono cartelloni che rassicurano i cittadini sulla presenza e l'aiuto delle varie associazioni durante i periodi tradizionalmente dedicati alla vacanze.

Vi è in questi casi un molto poco originale uso del copywriting con conseguente abuso di slogan quale "e...state con noi".

Dal punto di vista comunicativo abbiamo l'utilizzo della figura dell'aiutante (uno degli elementi che costituiscono il modello attanziale), che viene in soccorso dell'archetipo dell'orfano, utilizzando uno pseudo-calembour (estate, nel senso di stagione e e...state nel senso di vicinanza).

La sindrome dell'aiutante in questa locandina del comune di Milano
Un modello comunicativo, insomma, abbastanza elementare e dozzinalmente usato, ma a quanto pare, pure se banale, chiaro a sufficienza per rincuorare (o far rassegnare?) i nostri connazionali che si trovano, ogni anno, con sempre meno soldini da spendere per le ferie ai monti o al mare e con sempre più eventi estivi consolatori in città.

Per concludere in tema, buone vacanze a tutti, in questi giorni f...estivi, specialmente a voi che r...estate in città.

Buona estate anche a voi, copywriter di stagione , non prendete a t..estate il muro, ma consolatevi con il pensiero che se p...estate i piedi forse qualche bello slogan per le prossime estati vi verrà in mente, prima o poi...

Ricordiamo infine a settembre l'appuntamento milanese di "PERSUASIVE WRITING: scrivere e comporre testi persuasivi" per influenzare scelte e comportamenti del lettore mediante gli stratagemmi delle più efficaci tecniche di comunicazione verbale.




Maggiori info in questo post.


Al centro di Milanogiovedì 7 settembre e venerdì 8 settembre, dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 17 si terranno i micro training course:
  •  "ART SEMIOLOGY: simbologia e significati dei capolavori dell’arte e del design" per apprendere il linguaggio dell’arte dal punto di vista stilistico, simbolico e coloristico, tenendo conto dell’ausilio della semiotica.
La locandina del corso di Art Semiology
  • "PERSUASIVE WRITING: scrivere e comporre testi persuasivi" per influenzare scelte e comportamenti del lettore mediante gli stratagemmi delle più efficaci tecniche di comunicazione verbale.

La locandina del corso di Persuasive Writing
Alcune informazioni in merito:
  • Il costo è di 125 euro.
  • Le iscrizioni terminano sabato 29 luglio 2017.
Per maggiori dettagli sono disponibili la pagina del corso di ART SEMIOLOGY e la pagina del corso di PERSUASIVE WRITING

I corsi sono organizzati da Ars Europa Academy  che offre a università private e istituti accademici, in tutta Europa, l’organizzazione di corsi di alta formazione, erogati in italiano o inglese, studiati per soddisfare le esigenze formative e di aggiornamento dei professionisti del settore.

I docenti, rinomati professionisti con ampia esperienza accademica e di ricerca, mettono a disposizione la propria esperienza professionale nei settori della comunicazione tradizionale e digitale, del marketing, del fashion, del lusso e del design.


Pablo Picasso dipinge "La joie de vivre" nell'ottobre 1946. Sono alle spalle i terribili momenti della guerra civile spagnola immortalata nella Guernica e della Seconda Guerra Mondiale, oltre alle tristi vicende personali della morte della madre e della fine della relazione con Dora Maar.


La sua nuova amante e musa ispiratrice Françoise Gilot e il trasferimento ad Antibes sulla Costa Azzurra, dove Romuald Dor de La Souchèr gli mette a disposizione per dipingere una sala del Castello Grimaldi, donano una linfa vitale al suo estro pittorico.

La joie de vivre è senza dubbio il quadro più colorato del periodo di Antibes, con le sabbie dorate e le diverse tonalità di blu del cielo e del mare. Un contrasto complementare percettivo tra i blu e i gialli di sicuro impatto visivo e di notevole dinamismo.

Dal punto di vista compositivo la figura assiale è rappresentata dalla donna dalla cui danza si sprigiona tutta l'energia che coinvolge gli altri protagonisti della scena: i due capretti, il centauro che suona il flauto e il fauno che si cimenta con il diaulo.


Da notare le bellissime diagonali che ritmano ulteriormente la composizione. Quella che dall'oscuro angolo di destra passa attraverso i capretti e la donna fino ad arrivare a un bellissimo mare dove veleggia una imbarcazione, simbolo della ritrovata voglia di andare alla scoperta di nuovo orizzonti.

Non meno interessante è l'obliqua opposta che associa le figure mitologiche con gli strumenti musicali e la donna danzante agli arbusti un po'stentorei ma vivi, che simboleggiano la rinascita del mondo a cui contribuisce l'arte. 
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Da questa donna-fiore, simbolo di bellezza visionaria e allegoria dell'energia vitale che coinvolge tutti gli altri protagonisti del quadro ne scaturisce un nuovo Eden, un nuovo Olimpo.

È la "gioia di vivere" di Pablo Picasso.

Quando la comunicazione è costruita con intelligenza, passione e creatività si vede. E' il caso di Sodastream, prodotto per rendere l'acqua frizzante.

Il video di presentazione è delizioso, ironico ed esilarante, con una ricercatrice del mondo "evoluto" che mostra ai suoi allievi le sue ricerche a proposito di un improbabile, ma molto familiare HOMOSCHLEPIENS (Schlep è un verbo inglese il cui significato è trasportare o trascinare qualcosa di pesante e scomodo)



Tutto è giocato sull'antitesi (ora/prima; noi/loro; primitivi/evoluto; acqua in bottiglia di plastica/acqua resa frizzante da Sodastream) e sulla comparazione.



Il triangolo semiotico che si fa generare nella mente del destinatario è:

REFERENTE - l'acqua in bottiglie di plastica inquinante
VEICOLO SEGNICO - HOMOSCHLEPIENS vs. HOMO SAPIENS
SIGNIFICATO - Sodastream è il futuro attuale



Il quadrato semiotico è composto da

EVOLUTO - Sodastream
PRIMITIVO - bottiglia di plastica
NON EVOLUTO - l'homoshlepiens, che è però passibile di evoluzione
NON PRIMITIVO - la ricercatrice



Comunicazione polisemantica, integrata e relazionale. In altre parole, evoluta.

Ecco il video oggetto di analisi:


A volte ritornano. Dopo la pubblicazione dell'articolo di Pasolini, il 17 maggio 1973, a commento degli annunci pubblicitari di Oliviero Toscani firmati da Emanuele Pirella, è successo di nuovo. La Pubblicità ha usato ancora parole della liturgia cristiana per commentare un evento puramente commerciale.

Il caso è scoppiato in relazione a questa immagine usata per promuovere  l'evento "Roma cocktail week"

Aree semantiche uguali

Già Pasolini, quasi 45 anni fa aveva commentato amaramente quella che gli appariva chiaramente come una deriva, non solo del sentimento religioso, ma dell'intera società scrivendo  «l’accettazione della civiltà borghese capitalistica è un fatto definitivo, il cui cinismo non è solo una macchia, l’ennesima macchia nella storia della Chiesa, ma un errore storico che la Chiesa pagherà probabilmente con il suo declino» perché per lui la nuova borghesia, il nuovo soggetto politico “è il contrario della religione”

All'epoca il tutto avvenne senza che la Chiesa peraltro reagisse, se non attraverso le patetiche lamentele affidate ad un articolo dell’”Osservatore romano”.

Pier Paolo Pasolini


Stavolta la Chiesa non si è espressa, ancora una volta, ma Il Comitato di controllo dello Iap, però, ha giudicato che quel cartellone viola l’articolo 10 del Codice di autodisciplina pubblicitaria sulle "Convinzioni morali, civili, religiose e dignità della persona" in quanto "Una simile rappresentazione è suscettibile di creare offesa al sentimento religioso dei cittadini, meritevole di rispetto e di tutela, ponendosi in aperto contrasto con il dettato dell’art. 10 Codice.

È infatti evidente la volgarizzazione di elementi connotati da spiritualità nella religione cattolica, per suggerire aspetti fortemente terreni e provocatori - ha segnalato lo Iap - In molte decisioni il Giurì ha sottolineato la portata regolatrice dell’art. 10 del Codice, posto a tutela della sensibilità dei consumatori, i quali hanno il diritto di non essere urtati nelle più profonde convinzioni da campagne pubblicitarie che essendo strumentali ad interessi di natura prettamente economica non devono confliggere con valori tendenzialmente assoluti e di rango superiore".

Aree semantiche differenti
Abbiamo già affrontato il tema in un articolo precedente.

Ora, dal punto di vista semiotico, le due pubblicità del passato sono molto diverse da quella attuale.

Infatti quelle d'epoca, si limitavano a fare ironia, creando un'inferenza tra l'immagine a sfondo sessuale e la contrastante frase evangelica. Creavano un dépaysement nel pubblico, ma non arrivavano a ferire così profondamente la sensibilità religiosa come quella a noi contemporanea.

Perché le prime sono ironiche e la seconda no? Semplicemente per il connubio fra immagini e parole.

Nelle immagini dei Jeans Jesus, nasceva un aperto ed esplicito contrasto, immediato, fra la frase, appartenente all'area semantica "sacra" e la figura, chiaramente allusiva, chiaramente provocatoria, appartenente all'area semantica "profana". Una sineddoche della cristianità in antitesi a una sineddoche allusiva al sesso.

Da lì nasceva l'ironia, che pure, all'epoca fece scalpore e ferì la sensibilità religiosa di molti.



Ora però molte cose sono cambiate. La profezia di Pasolini si è avverata, siamo diventati insensibili a tutto (anche se poi sono nate al posto di quelle precedenti molte altre "sensibilità", verso animali, cibi e prodotti bio, consumo di carne, diritti omosessuali e accoglienza dei profughi).

L'immagine in questione, che mostra un uomo con addosso l'abito ecclesiastico nero con tanto di collarino bianco mentre versa un cocktail in un calice con accanto lo slogan “Prendete, e bevetene tutti” non è ironia, ma parodia del sacro. Le parole e la veste, icona di un sacerdote cristiano, appartengono alla medesima area semantica sacra, ma il calice, che vorrebbe essere il simbolo dell'evento, è allusione troppo forte anche se in modo stilizzato del calice sacro che ospita il sangue di Cristo durante la liturgia. Non si cambia area semantica, non si produce ironia.

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Sarebbe stata ironia che la frase fosse stata unita a un'immagine contrastante, di un aitante barman che con fare ammiccante versava da bere, con lo "slogan" ricalcato dalla liturgia. Avrebbe infastidito qualcuno, certo, ma non sarebbe giunto al limite della blasfemia. Sarebbero state usate immagini e testo appartenenti ad aree semantiche in antitesi, o almeno in contraddizione.

Una cosa è la provocazione intelligente, altra è l'offesa e la mancanza di rispetto per le convinzioni altrui.

Ma in un'epoca che confonde l'ironia con la parodia, è inevitabile che non si senta più differenza tra provocazione e offesa.

Kiabi colora la vita è lo slogan della pubblicità. Il concetto è enfatizzato dalla colorazione policromatica dei caratteri che compongono il payoff, tanto che tale ridondanza rimanda a una funzione metalinguistica.

In tale funzione, infatti, si usa un linguaggio per parlare in un altro linguaggio: si usa il linguaggio cromatico per insistere sul concetto espresso dal linguaggio verbale e la colorazione arcobaleno delle lettere è ridondanza del concetto espresso dallo slogan.

La sgargiante icona dello spaventapasseri formato per accumulazione di tessuti e abiti, che accoglie la famiglia, conclude la struttura dell'advertising.