LUDWIG DI VISCONTI E I SIMBOLI DELL'INFINITO NEGATO



Ludwig è un film del 1973 diretto da Luchino Visconti sulla vita di Ludovico II di Baviera,  sovrano amante della libertà che vorrebbe diffondere tra i suoi sudditi l'amore per l'arte.

I codici dell'abbigliamento e dell'arredamento sono indice di grande ricchezza e di raffinatezza e simbolo di regalità, privilegio, élite, del mondo dorato in cui nasce e vive il re di Baviera, Ludwig.

Richard Wagner, grande compositore che Ludwig stima immensamente, è per lui simbolo dell'arte, della elevazione spirituale, della raffinatezza che allontana e fa scordare la bruttura del mondo, con i suoi plebei bisogni, le sue volgari necessità, innalzando l'essere umano alle vette inesprimibili del Bello.

La splendida Sissy, sua cugina e imperatrice d'Austria, è simbolo dell'amore sublimato e inaccessibile, mai volgare né terreno, cui lo spirito di Ludwig anela.

Ma tale amore è a sua volta prigioniero, come lo stesso Ludwig, di ipocrisie e di inganni, è disilluso e infelice, alla infruttuosa ricerca di uno spirito eletto che lo possa apprezzare. L'amore parla e dice per bocca di Sissy, sua prosopopea, che si sente, con una similitudine, come un uccello attratto dalla luce e finito in gabbia, per scoprirne, da vicino, le sue sbarre, la solitudine, la tetraggine di riti e di giorni vuoti e inutili.



Lo stesso Wagner, prosopopea e simbolo dell'arte, non è in effetti come Ludwig lo immagina: scaltro, avido e opportunista, approfitta dell'ammirazione del sovrano per i suoi egoistici fini. Così l'arte, da lui rappresentata, che si nasconde dietro fattezze angeliche e purificanti, si mostra impietosa e crudele con coloro che la bramano, fredda e calcolatrice, bellissima ma spietata.

Come l'arte divora l'anima dei suoi amanti, Wagner, ingrato, consuma i beni che Ludwig offre.

Ludwig è quindi simbolo dell'uomo che aspira a raggiungere l'assoluto attraverso la bellezza e l'amore, ma che ne è invece annichilito.



Vi è solo un momento in cui Ludwig è pienamente felice: quando Sissy lo bacia, dopo che, durante una passeggiata notturna, egli l'ha invitata ad assistere alla prima di Tristano e Isotta, composizione di Wagner. L'essere umano ha l'illusione della felicità quando riesce a trovare una sintesi tra l'amore purissimo e l'arte, in quanto ha la sensazione fuggevole e illusoria di aver conquistato l'infinito.

Memorabile il discorso che Ludwig tiene al fratello, il fragile Otto, riguardo le teste coronate, simbolo delle Nazioni europee, che in quell'epoca si facevano guerra. Quando Otto rifiuta gentilmente l'offerta di restare con lui, in quanto ha il dovere di tornare al fronte per combattere al fianco degli austriaci, alleati della Baviera, dato che sono anche parenti, Ludwig con sdegno e rabbia replica che anche i nemici, i prussiani, sono loro cugini e che essi, i regnanti d'Europa, fanno tutto in famiglia, guerre, matrimoni e figli, sono incestuosi assassini.

La Storia tende a ripetersi, declinando diversamente alcune variabili, e Visconti usa la scena come una metafora del suo tempo, applicabile in effetti a ogni epoca.



La giovane Sophie, con la quale Ludwig si vede infine costretto a fidanzarsi, è simbolo della normalizzazione delle aspirazioni, del compromesso cui occorre piegarsi per poter continuare la vita terrena, piena di brutture e sacrifici anche quando i bisogni primari sono soddisfatti.

La lieve, ingenua e raffinata Sophie è paradossalmente simbolo della vita sociale e dell'ipocrisia cui l'essere umano è costretto a piegarsi se vuole ancora fare parte del consesso civile.

La società disprezza e teme chi si discosta dal pensiero dominante, chi desidera per sé e per gli altri una vita meno legata alla contingenza e più libera, più elevata.



Ludwig è icona dell'uomo libero e solo, che si ribella alle apparenze e alle opportunità, è simbolo del libero pensiero che aspira all'infinito Bene e Bello.

Quindi la sua omosessualità, alla quale il suo padre confessore allude come al "peccato", che da nascosta e sospettata diverrà esplicita e conclamata nella vicenda, è in realtà in questo film solo un escamotage per rappresentare un diverso concetto, è simbolo di quel modo di essere alternativo che rende le persone diverse dal comune senso di percepire la realtà, è simbolo della ricerca di qualcosa di Altro e di più elevato, che dia un significato all'esistenza umana.

Ludwig prova a rinunciare alla sua aspirazione, ma non riesce a piegarsi e rompe il fidanzamento con Sophie, il suo amore per l'Assoluto gli impedisce di gustare la vita terrena, troppo meschina per le sue aspirazioni.

Assecondando però il suo desiderio di libertà e di godimento estatico della trascendenza artistica e disprezzando le comuni necessità relazionali e i riti e le liturgie sociali, l'Uomo si distacca troppo dal consesso umano e si trova catapultato in un limbo che non è più umano ma che non è nemmeno trascendente.


Ludwig vuole continuare a vivere in quella che è ormai solo una illusione e rincorrendo l'Amore purissimo si ritrova invischiato in orge che lo contaminano, bramando la contemplazione dell'Arte assoluta, pretende di crearsi un mondo fantastico, irreale e tutto suo, foraggia e tiranneggia autori che producono infime e barocche imitazioni di Bellezza solo e unicamente per desiderio di quel denaro per lui così abbondante e disdegnato e che può distribuire a suo piacimento.



Abbrutito, preda della solitudine e ormai folle per la consapevolezza dell'impossibilità di raggiungere la Felicità, si lascia vivere e infine muore, in circostanze misteriose, dopo essere stato bandito dagli uomini, invidiosi e timorosi di chi desidera raggiungere la perfezione opponendosi a un mondo imperfetto.


LUDWIG DI VISCONTI E I SIMBOLI DELL'INFINITO NEGATO LUDWIG DI VISCONTI E I SIMBOLI DELL'INFINITO NEGATO Reviewed by Polisemantica on giovedì, novembre 29, 2018 Rating: 5

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