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Le crisi economiche del passato e le loro conseguenze: dalla marcia su Roma ai cittadini della Rivoluzione Francese.

Oggi parliamo di similitudine di avvenimenti storici del passato.

Ci riferiamo alla Marcia su Roma che diede inizio all'era fascista, all'avvento del Nazismo, dello Stalinismo e all'inizio della Rivoluzione Francese.

La marcia su Roma fu una manifestazione organizzata dal Partito Nazionale Fascista (PNF), guidato da Benito Mussolini, il cui successo ebbe come conseguenza l'ascesa al potere del partito stesso in Italia ed il dissolvimento definitivo dello Stato liberale, già precedentemente in crisi.

Si inserì in un contesto di grave crisi e messa in discussione dello Stato liberale, le cui istituzioni erano viste
come non più idonee a garantire l'ordine interno.

La situazione di crisi cominciò poco prima del termine della Grande Guerra, quando i rigori cui il popolo venne sottoposto ai fini del successo bellico avevano iniziato a destare un forte malcontento.

Il 28 ottobre 1922, alcune decine di migliaia di militanti fascisti si diressero sulla capitale rivendicando dal sovrano la guida politica del Regno d'Italia e minacciando, in caso contrario, la presa del potere con la violenza. La manifestazione eversiva si concluse con successo quando, il 30 ottobre, il re Vittorio Emanuele III cedette alle pressioni dei fascisti e decise di incaricare Mussolini di formare un nuovo governo.

La Marcia su Roma venne celebrata negli anni successivi come l'epilogo della cosiddetta rivoluzione fascista e il suo anniversario divenne il punto di riferimento per il conto degli anni secondo l'era fascista.

Come andò a finire lo sappiamo.

Dopo la Prima Guerra Mondiale la Germania si trovava in un grave periodo di instabilità politica. Il crollo della borsa incise in modo particolare sull'economia  apportando conseguenze molto gravi, quali: la chiusura delle fabbriche, licenziamenti e un grave tasso di disoccupazione.

Hitler in quel periodo si dedicò alla costituzione del Partito Nazionalsocialista. I nazisti erano appoggiati dalle industrie tedesche, che li vedevano come uno strumento di difesa verso il comunismo bolscevico.

Nelle nuove elezioni per il Reichstag, il 31 luglio 1932, il Partito Nazionalsocialista ottenne il 37,4% dei voti, diventando il primo partito tedesco. Nelle elezioni successive, nel novembre 1932, i nazisti persero due milioni di voti, ma il 30 gennaio 1933 Hindenburg nominò Hitler Cancelliere del Reichstag. Il 27 febbraio dello stesso anno il Reichs tag viene incendiato; la colpa è data ai comunisti, e questo è il pretesto per l'emanazione di nuovi decreti repressivi contro le libertà personali e politiche. Si svolsero nuove elezioni politiche, il 5 marzo 1933, e i nazisti ottennero così il 43,9% dei voti. I deputati comunisti erano stati arrestati, quindi non potevano nuocere. I nazionalsocialisti avevano così un'ampia maggioranza. Nacque così il Terzo Reich.

Il resto è Storia.

Nella Russia del 1905 nelle città mancavano viveri e combustibile, anche a causa dello stato disastroso in cui versava il sistema ferroviario, e nelle campagne l'inquietudine dei contadini aumentava a causa del sempre maggior numero di reclutati per la guerra.

Il regime zarista, chiuso a riccio nella difesa del principio dell'autocrazia, aveva ormai perso del tutto il contatto con la realtà della Russia.

Le condizioni di vita nelle campagne erano notevolmente peggiorate. A ripetute sommosse contadine erano seguite manifestazioni di protesta di ferrovieri e operai.

All'inizio del 1917, la Russia era un paese in preda ad una forte tensione sociale. Le condizioni di vita erano difficili per la popolazione civile, in quanto il sistema di approvvigionamento aveva perso efficacia. Dopo varie sommosse lo zar abdicò, e l'intera famiglia imperiale venne tratta in arresto, ponendo fine al regno della dinastia Romanov.

Il 4 aprile 1917, alla conferenza del partito bolscevico Lenin espose quelle che sarebbero diventate le linee guida del partito per i mesi futuri, conosciute come le "Tesi di Aprile". Il proletariato doveva porre fine al dualismo dei poteri, abbattendo il governo provvisorio, di ispirazione borghese, trasferendo tutto il potere ai soviet. I contadini dovevano occupare le terre dei grandi latifondisti.

Dopo Lenin arrivò Stalin che iniziò il tragico periodo delle purghe e del Grande terrore in cui progressivamente eliminò fisicamente, con un metodico e spietato programma di repressione, tutti i suoi reali o presunti avversari.

Il finale è noto.

Nella Francia del XVIII secolo la società era suddivisa in tre ceti o classi sociali: nobiltà, clero e terzo stato. Il terzo stato costituiva il 98% della popolazione ed era la classe maggiormente tassata, in quanto la tradizione monarchica francese prevedeva dei consistenti privilegi per la nobiltà e il clero.

Una serie di problemi economici provocarono malcontento e disordini nella popolazione. Dopo la caduta dei prezzi agricoli della viticoltura dal 1778, la produzione industriale decadde dal 1786, mentre nel 1785 una siccità aveva provocato una moria del bestiame. Nel 1788 infine un pessimo raccolto causò una grande crisi del pane, fondamentale alimento per il popolo; le condizioni dei lavoratori salariati decaddero fino alla miseria.

La Francia era soprattutto colpita da una gravissima crisi finanziaria che, iniziata sotto il regno di Luigi XV, si era continuamente aggravata anche a seguito delle enormi spese, sostenute per la guerra d'America.

Dopo gli assalti alla Bastiglia, alle Tuileries e alla morte per ghigliottina del Re, i Girondini, che avevano preso il potere imposero il reclutamento di massa della popolazione abile al servizio militare. L'annuncio di questa decisione provocò diverse sollevazioni popolari in tutto il Paese, aggravate dalla successiva votazione della Convenzione Nazionale che realizzò una vera logica del terrore: tutti quelli che avrebbero rifiutato di impugnare le armi sarebbero stati giustiziati immediatamente e senza processo.

L'impopolarità dei Girondini accrebbe ulteriormente in seguito alla loro cattiva condotta in politica economica, incapaci di sanare la grave crisi inflazionistica. I produttori alimentari immagazzinarono i loro prodotti piuttosto di scambiarli sul mercato con assegni ormai privi di valore. La popolazione, spinta dalla fame e dalla miseria, reclamò misure di emergenza contro il mercato nero, chiese l'abbassamento dei prezzi, la requisizione di viveri presso i produttori e la condanna degli speculatori. Nonostante questo quadro sociale disastroso, la Convenzione proseguì la sua tipica politica liberista, favorendo gli interessi dei benestanti e peggiorando sempre più la condizione di vita della gente comune.


Poi fu il momento del gruppo formato da giacobini e cordiglieri, repubblicani contro il liberismo economico, egualitari e ne fa parte la piccola borghesia e il proletariato. Ottennero che la Convenzione istituisse un Tribunale rivoluzionario che aveva il compito di controllare tutti. Tutti dovevano chiamarsi tra loro "cittadini"

Anche qui dopo il periodo del Terrore e l'arrivo di Napoleone, ci fu la Restaurazione nel 1815 a cui seguirono i moti popolare e rivoluzionari per tutto l'Ottocento.

Aveva ragione Cicerone quando scriveva "experientia magistra vitae". Dalla Storia c'è sempre da imparare, per lo meno per non ricommettere i medesimi errori.

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