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LA JOIE DE VIVRE DI PABLO PICASSO E L'ALLEGORIA DELLA VITA


Pablo Picasso dipinge "La joie de vivre" nell'ottobre 1946. Sono alle spalle i terribili momenti della guerra civile spagnola immortalata nella Guernica e della Seconda Guerra Mondiale, oltre alle tristi vicende personali della morte della madre e della fine della relazione con Dora Maar.


La sua nuova amante e musa ispiratrice Françoise Gilot e il trasferimento ad Antibes sulla Costa Azzurra, dove Romuald Dor de La Souchèr gli mette a disposizione per dipingere una sala del Castello Grimaldi, donano una linfa vitale al suo estro pittorico.

La joie de vivre è senza dubbio il quadro più colorato del periodo di Antibes, con le sabbie dorate e le diverse tonalità di blu del cielo e del mare. Un contrasto complementare percettivo tra i blu e i gialli di sicuro impatto visivo e di notevole dinamismo.

Dal punto di vista compositivo la figura assiale è rappresentata dalla donna dalla cui danza si sprigiona tutta l'energia che coinvolge gli altri protagonisti della scena: i due capretti, il centauro che suona il flauto e il fauno che si cimenta con il diaulo.


Da notare le bellissime diagonali che ritmano ulteriormente la composizione. Quella che dall'oscuro angolo di destra passa attraverso i capretti e la donna fino ad arrivare a un bellissimo mare dove veleggia una imbarcazione, simbolo della ritrovata voglia di andare alla scoperta di nuovo orizzonti.

Non meno interessante è l'obliqua opposta che associa le figure mitologiche con gli strumenti musicali e la donna danzante agli arbusti un po'stentorei ma vivi, che simboleggiano la rinascita del mondo a cui contribuisce l'arte. 

Da questa donna-fiore, simbolo di bellezza visionaria e allegoria dell'energia vitale che coinvolge tutti gli altri protagonisti del quadro ne scaturisce un nuovo Eden, un nuovo Olimpo.

È la "gioia di vivere" di Pablo Picasso.

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