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Kallipolis, la città ideale di Platone e i dieci saggi di Napolitano.

Nella Repubblica di Platone, quando si discetta della città ideale, Socrate divide i cittadini in tre classi-funzione: gli artigiani, classe più bassa con l'obiettivo di lavorare e procurare i beni materiali, i guardiani ( phýlakes), che invece dovranno proteggere lo Stato, ed infine i governanti o filosofi (árchontes), gli unici in grado di poter governare lo Stato con morigerata saggezza.

Per Platone, che parla attraverso le parole di Socrate, la classe dei governanti-filosofi di Kallipolis, la città più bella, deve stare al potere, in quanto classe di innata sensibilità, di inesauribile curiosità intellettuale; i filosofi vogliono capire e non solo constatare, ma anche far funzionare la convivenza. Essi sono pertanto gli unici che dispongono dei mezzi intellettuali appropriati per non far sprofondare la città nel caos e nel conflitto interno ed estero.

Probabilmente Napolitano si è ispirato per similitudine a tale filosofica teoria quando ha messo in campo di
dieci saggi che dovrebbero far quadrare il cerchio e permettere la costituzione del nuovo governo italiano.

Essendo impossibile convincere Grillo a dare la fiducia a chicchessia, l'implicazione di questa commissione di "saggi", tutti figli della vecchia partitocrazia tranne alcuni casi, sarà quella di favorire l'inciucio PD/PDL o se si preferisce un eufemismo, trovare i punti di contatto programmatico che permettano convergenze atte a favorire un accordo democratico ai fini della salvaguardia del Paese.

La si può dire come si vuole, la definizione cambia, la sostanza no.

Come citato oggi da Barbara Spinelli su repubblica.it, Gustavo Zagrebelsky scrisse: "L'oligarchia è l'élite che si fa corpo separato ed espropria i grandi numeri a proprio vantaggio. Trasforma la res publica in res privata"

Questo è quanto sta accadendo. Stiamo passando da una democrazia (sia pure decomposta, ormai) a una oligarchia di governanti-filosofi che faranno di tutto per mantenere lo status quo in cui vivono benissimo da almeno 40 anni, incapaci di cambiare e venire incontro alle richieste di rinnovamento provenienti dal Paese.

Beppe Grillo, usando una similitudine, volendo fare come il saggio che si siede sulla riva del fiume in attesa che passino i cadaveri dei nemici, si è immerso in una assoluta immobilità che non farà altro che favorire la strenua e ultima resistenza della parte più corrotta del sistema politico italico, coalizzata per bloccare lui e il suo nuovo sistema, che fa paura non solo ai corrotti ma a tutti i moderati che non vogliono uscire dalla padella per entrare nella brace.

Dopo la democrazia, l'oligarchia per poi accedere a una monocrazia, questa sembra sia diventato il percorso dell'Italia, se qualcosa non cambierà. Un climax. Purtroppo per noi, discendente.

Fabio Nascan

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