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Dylan Dog e I Ritornanti di Marzano/Rinaldi: la metafora dei sogni traditi

Nel numero 319 del mensile di fumetti Dylan Dog intitolato "I Ritornanti" di Giancarlo Marzano con disegni di Roberto Rinaldi, la storia è imperniata sull'antitesi Sogni/Realtà inviando l'implicito messaggio che i primi non possono essere complementari alla seconda.

La vicenda è un'allegoria della nostra epoca, almeno in Italia.

Gli italiani hanno ucciso i loro sogni, non i capricci, non le piccole avidità quotidiane, ma propri i sogni, sinonimo della vocazione di ogni persona, del proprio talento, del proprio progetto di vita.

Le scelte degli studi per far contenti mamma e papà, i nonni e gli zii, la ricerca della carriera o di un posto nell'ufficio legale dello zio quando uno era nato per fare il musicista, o la laurea in medicina se si detestava l'ambiente ospedaliero.

In cerca di sicurezza, la maggior parte di noi ha rinunciato alla libertà di essere ciò siamo, di diventare ciò per
cui siamo nati, e si è ritrovato sicuro, certo, ma con la sicurezza di essere infelice, grigio, insoddisfatto e per di più povero, divorato dalla crisi economica, vera e propria guerra mai esplicitamente dichiarata.

I nostri sogni traditi e abbandonati, si sono metaforicamente vendicati facendoci morire dentro.

Gli italiani hanno perso la verve, la voglia di farcela  di ribellarsi, di respingere il fato avverso e la situazione irreparabile. Hanno perso sopratutto l'allegria, la voglia di vivere, la capacità di sognare.

Senza sogni si è morti.

Si cammina, si mangia, si va al lavoro (chi ce l'ha) ma si è come zombie, morti viventi, ossimori in cerca di una esistenza che non può esistere.

Alessandro Diletto

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