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Beppe Grillo, Giorgio Gaber, gli intellettuali e l'onestà.

"Gli Intellettuali" è un brano tratto dall'album "Dialogo tra un impegnato e un non so", del '72 di Giorgio Gaber.

Beppe Grillo lo ha citato per rispondere all'invito pubblico a sostenere un governo che abbia punti programmatici in comune con quelli dei Cinque Stelle (invito peraltro fatto a Grillo sia dalla base del Movimento che dal suo mentore, Dario Fo)

Fermo restando il diritto, da parte del M5S di fare le proprie scelte in autonomia, dispiace fortemente questa derisione del mondo intellettuale italiano.

Come citato sullo stesso blog di Grillo, l'intellettuale è una "Persona fornita di una buona cultura o cultore di
studi per lo più riconducibili a un moderno valore umanistico" (dal Dizionario della lingua italiana Devoto-Oli).

Il termine "intellettuale", pronunciato da Grillo e dagli esponenti del M5S diventa sempre più sinonimo di disonesto, inutile e ipocrita elucubratore, utilizzatore a pagamento della propria mente e cultura per tornaconto personale a scapito della comunità.

Invece, una delle peculiarità di un intellettuale (quando non è foraggiato da partiti o sistemi) è pensare, analizzare, ragionare.

Con la sua propria testa.

L'intellettuale è quindi un individualista, persona, quando intellettualmente onesta, poco incline a far parte di chiese, sette o conventicole solo per fede. L'intellettuale analizza e decide. Non è un buon gregario. Critica, protesta, non accetta per buono ogni proclama, chiunque sia a lanciarlo.

Ne deriva che è difficile inseririrlo in un movimento fideistico come pare sia il M5S, che sembra, come già affermato da Casaleggio, voglia inviare il suo messaggio "in modo virale, come Gesù e il Cristianesimo".

La canzone di Gaber è una presa di posizione non contro gli intellettuali, (lui  dice di se stesso "io sono un uomo di cultura" che è sinonimo di intellettuale) ma contro il fatto che a forza di usare solo la mente, gli intellettuali perdono contatto con la realtà, dimenticando che siamo anche fatti di mani e non solo di mente.

Basterebbe alzare la mano e togliere la foglia (allegoria delle difficoltà della vita di ogni giorno e delle ingiustizie che distruggono l'occhio, l'"organismo" civile), ma troppo impegnato nella sua elucubrazione, l'intellettuale pigro non lo fa.

Non servono solo le mani però a salvaguardare l'occhio dalla foglia. Occorre anche una mente, un pensiero, per farlo. O per decidere. Serve anche l'azione, che però non è detto sia quella di coloro che "picchiano i fascisti" ma sia anche scrivere e diffondere il proprio libero (LIBERO) pensiero per far capire a tutti, quello che l'intellettuale ha scorto prima degli altri.

Però a questo punto l'intellettuale diviene metaforicamente  una spina nel fianco di un movimento che segue con cieca fiducia il suo ispiratore e capo. Allora occorre eliminarlo, deriderlo, toglierlo di mezzo dalla nuova società, perchè scomodo, anzi inutile, anzi dannoso.

La rivelazione del nuovo modo di vivere, di concepire l'esistenza di ognuno e la società deve essere accettata senza critiche.

Del resto anche sul Vangelo secondo Matteo (11) si legge "hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli".


Ecco il testo della canzone di Gaber.


(Parlato) No. Io sono un uomo di cultura. Io con quelli lì non ci vado, sono testacchioni. Sì, forse l'impostazione è anche giusta, ma ci sono troppe cose. Certo che il mondo va male, vuoi che non lo veda? Sono più a sinistra di loro, io. È che loro sono ingenui, ignoranti, non hanno dubbi. Mentre io, io sono un problematico e prima di prendere una decisione

Gli intellettuali sono razionali
lucidi, imparziali, sempre concettuali
sono esistenziali, molto sostanziali
sovrastrutturali e decisionali.

(Parlato) Poi dicono, gli intellettuali. È chiaro, siamo su un altro livello. Loro vanno lì, si picchiano coi fascisti, con la polizia. Cosa risolvono? Non scavano, sono grossolani. Io sono anche magro. Diffido della gente robusta. Gli operai. No, intendiamoci, io sono più a sinistra di loro. È che tanto non si può far niente. Toh! Un po' di vento. E questa foglia che mi batte su un occhio... Agire, dicono, bisogna agire. Che fastidio, questa foglia... Bisogna vedere come si agisce e se si può agire. Intanto batte, eh... Cosa posso fare? Niente, non c'è niente da fare.

Gli intellettuali fanno riflessioni
considerazioni piene di allusioni
allitterazioni, psicoconnessioni
elucubrazioni, autodecisioni.

(Parlato) Che fastidio, questa foglia. Batte sempre più forte. Cosa posso fare?... Niente, non c'è niente da fare. Va a finire che perdo l'occhio.


Ecco il video della bellissima canzone di Gaber:

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