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Befera, l'Anagrafe dei rapporti finanziari, il segreto bancario e lo Stato di polizia fiscale

Uno Stato di polizia rappresenta una evoluzione del tipico Stato assoluto e monarchico in quanto basato sullo ius politiae, un diritto mirato, sull'onda di alcuni principi giusnaturalistici, alla soddisfazione degli interessi dei sudditi e alla promozione del loro benessere, sebbene la determinazione di questi interessi continui ad essere operata dall'alto e riguardi solo interessi di tipo patrimoniale.

Leggiamo su Wikipedia che questo uso originario del lemma in dottrina dello stato non corrisponde con l'odierna utilizzazione del termine per descrivere uno Stato che si regga sull'impiego massiccio delle forze dell'ordine o di polizie segrete.

Tale tipo di Stato si affermò all'epoca dell'Illuminismo, particolarmente in Prussia e nell'Impero austriaco,
rispettivamente sotto i regni di Federico il Grande e di Maria Teresa d'Austria e del figlio Giuseppe II.

Un'espressione equivalente a Stato di polizia è quella di dispotismo illuminato.

È un sistema caratterizzato dall'intervento statale in economia, nella religione, nei costumi, nella salute e -appunto- nella sicurezza. L'amministrazione assume una tale complessità da potersi definire dotata di un'amministrazione propria, divisa da quella costituzionale.

Tale termine ha coinciso, nell'immaginario comune, con l'uso esteso di forze di polizia per uniformare l'opinione pubblica alle decisioni, illuminate o meno, del sovrano o del despota o di chi detiene il potere.

Può anche essere nato denotativamente come ausilio alla cittadinanza per agevolarla, ma la connotazione è assai cambiata, al punto da annoverare la definizione come sinonimo di dittatura, declinabile poi in ulteriori sottocategorie, quale ad esempio "Stato di Polizia Fiscale" che sottolinea appunto l'ingerenza massiccia delle istituzioni nella vita di ogni giorno dei cittadini per controllare le sue spese, le sue entrate e soprattutto i suoi versamenti all'erario.

Si tratta quindi di una forma di oppressione, in netta antitesi con il principio che lo Stato deve servire il cittadino, principio con il quale sono cresciute le generazioni dal 1950 in poi e che ha alimentato la nostra democrazia dalla fine della seconda Guerra Mondiale, che a sua volta nasceva in antitesi con il principio fascista per cui era il cittadino al servizio dello Stato.

Una delle forme di tutela degli interessi del singolo era il segreto bancario, ovvero un segreto professionale, assimilabile a quello di medici o avvocati, che mirava a tutelare la riservatezza del cittadino vietando a chi lavorava o aveva lavorato in una banca di fornire informazioni a terzi.

Dal 31 ottobre 2013 tale forma di tutela verrà abolita in Italia, giorno in cui partirà l'Anagrafe dei rapporti finanziari.

Leggiamo su corriere.it che banche, Poste e società di gestione e intermediazione del risparmio dovranno comunicare entro il prossimo 31 ottobre all'Agenzia delle Entrate tutti i dati sui conti correnti, le movimentazioni degli stessi, gli investimenti, l'utilizzo delle carte di credito e perfino delle cassette di sicurezza riferiti al 2011.

Con il provvedimento firmato ieri dal direttore dell'Agenzia, Attilio Befera, diventa così operativo il sistema, previsto dal decreto salva Italia del dicembre 2011, che implicitamente annulla di fatto il segreto bancario consentendo al Fisco di incrociare i dati sui conti correnti con le dichiarazioni dei redditi per scovare più facilmente gli evasori.

E per soggiogare meglio i nuovi sudditi dell'impero, considerando che tali controlli non si limiteranno alle grandi aziende e ai grandi capitalisti, eventuali e probabili evasori di grandi somme, ma saranno applicati anche ai conti di pensionati, dipendenti e piccoli imprenditori ormai ridotti sul lastrico e che, ancora per poco di questo passo, possederanno solo la libertà da barattare per vivere..

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