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A chi ha vinto le elezioni: sette italiani su dieci non sanno leggere e che la Cultura rende liberi

Il testo in semiotica è "una serie coerente di concetti tra un punto iniziale e un punto finale della comunicazione". Così un testo può essere visivo (un quadro o un film), sonoro (una sinfonia), plastico (una statua) o verbale (una lettera, un romanzo, un articolo di giornale).

Tullio De Mauro, il celebre linguista, nel 2011 a Firenze, durante un convegno del Consiglio regionale toscano intitolato «Leggere e sapere: la scuola degli Italiani» ha sostenuto una tesi allarmante, suffragata da numeri e dati di ricerche internazionali: circa sette italiani su dieci non sono in grado di comprendere il senso di un testo verbale.

Il 71 % della popolazione italiana si trova al di sotto del livello minimo di comprensione nella lettura di un testo di media difficoltà, che corrisponde a circa un 20 % che possiede le competenze minime «per orientarsi e risolvere, attraverso l'uso appropriato della lingua italiana, situazioni complesse e problemi della vita sociale quotidiana».

E' evidente che il dominio della propria lingua è un presupposto indispensabile per lo sviluppo culturale ed economico dell'individuo.

Dal dopoguerra e fino agli anni Novanta, il livello di scolarità è cresciuto fino a una media di dodici anni di
frequenza scolastica per ogni cittadino.

Oggi si registra, con il record di abbandoni scolastici, un incremento pauroso del cosiddetto analfabetismo di ritorno, favorito anche dalla dipendenza televisiva e tecnologica.

Ne risulta che il 33 % degli italiani, pur sapendo leggere, riesce a decifrare soltanto testi elementari, e che ci sia ancora un 5 % incapace di decodificare alcuna lettera e cifra.

Ancora più allarmante il fatto che la conoscenza delle strutture grammaticali e sintattiche dell'italiano sia quasi assente anche presso i nostri studenti universitari, che per quanto riguarda le competenze linguistiche si collocano ai gradini più bassi delle classifiche europee.

La lettura, sul piano sociale, è nettamente sacrificata rispetto all'approccio visivo, comportando vere mutazioni psichico-cognitive.

Ci si chiede come sia possibile questa situazione se rapportata al numero di ore sempre più elevato che gli studenti trascorrono nelle aule scolastiche. Il rapporto è inversamente proporzionale.

Da ciò nasce una implicazione: se tanti studenti trascorrono tante ore nelle aule e sono così ignoranti, è evidente che a scuola non studiano, ma sono "parcheggiati" in tale sede dalle famiglie e dalla società solo per evitare che stiano per strada a combinare danni peggiori.

La scuola diviene quindi non luogo di elevazione sociale, culturale, personale ma "sala di attesa" in cui si cerca di ingannare il tempo, dato che "fuori" di lavoro non ce n'è.

Da tale presupposizione nasce anche una domanda: gli allievi sono troppo svogliati, i professori non sufficientemente motivati o vi è un progetto deciso e voluto da qualcuno di annientare culturalmente una intera generazione per poterla gestire con maggiore facilità, dato che è proprio la cultura che rende liberi?

Ecco il fenomeno dell'analfabetismo e dell'ignoranza italica spiegati da Roberto Ippolito

4 commenti:

Anonimo ha detto...

c'è un grande complotto dei poteri forti per distruggere Italia e italiani. In fondo a chi importa di 60 milioni di squattrinati, impelagati, indebitati, tartassati e rammolliti di fronte a un mercato mondiale di miliardi di persone piene di sogni, soldi, volgia di spenderli ed entusiasmo come eravamo noi 50 anni fa?

Svuoteranno la Penisola dalla nostra ingombrante presenza e la riempiranno di facoltosi russi o stranieri pieni di voglia di diventare "consumatori"

Il rpimo passo è quello di eliminare gli esseri pensanti, il resto verrà da sè

Anonimo ha detto...

Intanto i cervelli se ne sono già andati all'estero.....

Anonimo ha detto...

A chiunque vince sai cosa gliene importa!!!

Anonimo ha detto...

Non è vero, al M5S importa, perché siamo noi, ma questo messaggio non passa.