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FLAVIO INSINNA E LA PRESUPPOSIZIONE



"Mi spiace e chiedo scusa a tutti, senza se e senza inutili ma."

In questo inizio post, apparso su Facebook, la prima cosa che salta all'occhio è che, se si è rimasti un po' indietro nella lettura delle amenità da spettacolo che altalenano fra il gossip e lo sdegno popolare e che dividono il pubblico fra "colpevolisti e "innocentisti", non si capisce proprio di cosa il conduttore stia parlando, anzi, scrivendo. Di cosa si deve scusare?

Infatti, tutto il lungo post è basato su una presupposizione, ovvero, la conoscenza da parte dei lettori, delle accuse mosse da "Striscia la Notizia" a Insinna, relative a insulti "fuori onda" verso concorrenti del suo programma, Affari tuoi.

Insinna basa il suo lungo post sulla presupposizione

Se manca tale conoscenza, l'intero lungo scritto non offre ulteriori spiegazioni, accennando a " chi ha tradito la mia fiducia perché, purtroppo senza volerlo, li ho costretti a dare il peggio di loro stessi" oppure a "Gli insulti, l'odio, i filmati rubati dal buco della serratura sono soltanto contro di me. Odio allo stato puro."

Le presupposizioni sono conoscenze date per scontate nel Destinatario da parte dell'Emittente, per semplificare la comunicazione e ridurre l'impiego di segni linguistici e paralinguistici.

In altre parole, si tratta di una sorta di comunicazione concisa e sintetizzata che per esistere si basa su conoscenze pregresse, senza le quali non avrebbe senso.

E' evidente che il livello di cooperazione tra gli attanti della comunicazione in questi casi deve essere molto elevato, altrimenti non esisterebbe alcuno scambio comunicativo.

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Per esempio, chiedendo al barista un bicchiere d'acqua, è evidente che la richiesta si riferisce non a un bicchiere fatto di acqua bensì a un bicchiere di vetro o cristallo ripieno di acqua.

Sulle false presupposizioni si basa tutta la comunicazione comica:

Lui e lei su una panchina.
Lei: sai, penso che sia ora che ci sposiamo
Lui: e chi vuoi che si prenda due come noi?

Un altro esempio lo troviamo nello spot del 2007 dei Tarallucci del Mulino Bianco, in cui la piccola protagonista esclama estasiata: "mmmh, buoni... sembrano fatti con le uova del nonno".

Naturalmente a tutti i destinatari è chiaro che si parla delle uova che producono le galline che il nonno ha in campagna (simbolo di genuinità e tradizione) e certamente non (come qualche goliarda ha illustrato con una salace vignetta) le uova direttamente prodotte dal nonno.

E' quindi chiaro che le presupposizioni, ottime per comunicare, diventano uno stratagemma, quando intese a rigor di termini, si vuole creare un testo umoristico...

L'importante è sapere quando e come usarle, per evitare che, accingendosi a inviare un messaggio ammantato di serietà non si rischi di creare, non volendo, una gag ridicola.

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