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LE ANTITESI IN GHOST IN THE SHELL


Giochi di antitesi e ossimori animano semioticamente l'ultimo film di Rupert Sanders con Scarlett Johansson nel ruolo della protagonista.

L'antitesi classica, tra il bene, rappresentato dal Maggiore Mira Killian e il male, il pirata informatico Kuze, si dipana in una serie di vicende che alla fine del film vedono addirittura il ribaltamento delle parti, in uno spettacolare inversione di prospettiva.

Una sequenza del film con il maggiore Mira Killian, rappresentante del bene

Il ruolo antitetico di Hideo Kuze
L'ossimoro è rappresentato dalla protagonista, una cyborg, ovvero un robot umano o se si preferisce un essere umano cibernetico, che ricerca se stessa e non si accetta, anima umana costretta a vivere in un corpo meccanico in cui l'unica parte organica è il cervello impiantato in una macchina antropomorfa.

L'ossimoro: la figura retorica prevalente della protagonista nella convivenza degli opposti umano e cyborg
Da queste doppie identità antitetiche nascono innumerevoli quadrati semiotici.

Il più evidente è senza dubbio:
  • umano
  • robot
  • non umano
  • non robot
in cui le due voci non umano e non robot sono entrambe interpretate dal Maggiore Mira.

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L'archetipo del protagonista è quello dell'orfano, che ha perduto la sua vera identità, del guerriero, del viandante e del mago.

Una fiction ambientata in una realtà altra che è però allegoria della futura condizione umana a un passo dalla virtualizzazione dell'esistenza.




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