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I SIMBOLI DELLE CITTÀ


Le città sono sistemi complessi e articolati: tante persone, tanti edifici, tante strade, tanti quartieri. Tendono per loro natura ad essere semioticamente parlando accumulazioni, se non addirittura iperboli.

Per identificarle al meglio questa "complessità" occorre ricercare in esse un elemento singolare che sia riconoscibile da tutti: un monumento, un edificio, un'attrazione. Questo elemento potrà essere eletto come simbolo della città.

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Il monumento, da questo momento in poi, avrà la forza di rappresentare l'intera città: diverrà un simbolo.

Ovviamente una città può ospitare più monumenti riconoscibili da tutti. Sarà dotata di più simboli. Prendiamo ad esempio Parigi. I suoi monumenti più riconoscibili sono la Tour Eiffel, la cattedrale di Nôtre Dame, l'Arc de Triomphe, le piramidi del Louvre.

La Tour Eiffel, icona di se stessa e simbolo di Parigi
La Tour Eiffel, ad esempio, è un simbolo di Parigi. Non la sua icona come spesso si sente dire. L'icona è un segno il cui significante assomiglia alla realtà. La Tour Eiffel, o meglio la sua immagine, è quindi l'icona di se stessa, ma non l'icona di Parigi (non assomiglia alla città).

Ne è al limite una sineddoche, vale a dire la rappresentazione di una parte per il tutto.

La Tour Eiffel, nella finestra in alto a destra, diventa sineddoche di Parigi nel Carnevale di Arlecchino di Mirò

Oltre che simboli, troviamo figure retoriche che aiutano a comprendere meglio la natura stessa di molte città, la loro essenza, l'identità.

Quindi Las Vegas diviene metafora di una sala giochi; Venezia, "città sull'acqua" è un paradosso; Roma, "città eterna", un'iperbole; Bologna, "la dotta, la grassa, la rossa" è una prosopopea, in quanto connota la città come se fosse una donna.

Las Vegas, metafora di un'immensa sala giochi
L'appellativo di New York, "la grande mela" viene coniato da Edward S. Martin. Nel suo libro The Wayfarer in New York del 1909, lo stato di New York è paragonato a un melo, con le radici nella valle del Mississippi e il frutto a New York.

È allegoria del peccato originale, quindi dell'osare e superare i limiti e del fatto che è un'opportunità da cogliere (consci di doverne poi sopportare le conseguenze, belle o brutte).





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