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LA GRANDE BELLEZZA DI SORRENTINO, OSCAR AL DECLINO E FINE DELL'IMPERO ROMANO


Potrebbe sembrare un paradosso e una iperbole, se non addirittura ironia, alludere con il titolo "la grande bellezza" a Roma, città ormai tristemente nota per il degrado fisico delle strutture e morale degli abitanti.

Una sorta di ossimoro, la deturpata bellezza, o la splendida degradazione esprimerebbe meglio la realtà delle cose.

Il film, allegoria della società italiana e sineddoche di quella occidentale, privo di modello attanziale (non c'è una vera e propria narrazione) erge a capolavoro decadente anch'esso, grazie all'uso sapiente di figure retoriche e di una forte essenza simbologica.



Abbondano le prosopopee (il cardinale, prosopopeea della Chiesa, incapace ormai di ascoltare e guidare, tesa solo a narrare storie vuote di senso), le allegorie, le iperboli.

Il personaggio più importante e significativo del film è interpretato da Sabrina Ferilli, la spogliarellista, prosopopeea di Roma splendida e morente, bellissima ma attempata, grottesca nella sua scelta di fare la spogliarellista avendo raggiunto l'età della maturità, patetica, commovente nella sua malattia incurabile e ormai giunta allo stadio terminale.

E' lei Roma, è lei la grande bellezza.



Nello stesso tempo, in un gioco antitetico, Roma è simboleggiata anche dalla santona, la suora Maria. Vetusta, bruttissima, ma immensa nella sua spiritualità, infinita nella sua conoscenza, nella ferma volontà, e per questo ammirata, sia pur a debita distanza, da tutti.



La santona rifugge le pompe del mondo, i suoi occhi hanno visto tanto, troppo, e tutto le sembra vano ed effimero. La sua sobrietà è iperbolica, tanto quanto la sua capacità di vedere oltre.

Parla pochissimo, ma ogni parola sua è essenza di saggezza, invecchiata e distillata attraverso l'esperienza. Si ciba solo di radici, perchè, dice, "le radici sono importanti". Radici che raccontano metaforicamente il senso della sua esistenza, passata e futura, della Storia.



E' lei, brutta, vecchia, cadente, simbolo della vita e della speranza, animata dalla volontà.

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E' lei che nonostante tutto salirà con fatica inenarrabile, in ginocchio, la scala del suo riscatto, riuscirà a raggiungere, sia pure a prezzo di enormi sforzi, viste le sue condizioni fisiche, la cima della scala, simbolo di rinascita, elevazione spirituale.



In questo film che narra la fine della sua grande bellezza, si racconta anche, come speranza e come ammonimento, l'ascesa dello spirito di Roma, grande, bello, altero, nobile e in grado, solo attraverso impegno,sforzo, fatica e sacrificio, di sfidare, ancora una volta, i secoli.

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