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L'ISOLA DEI MORTI, METAFORA DELL'INACCESSIBILITÀ



L'isola dei morti (in tedesco, Die Toteninsel) è il più noto dipinto del pittore simbolista svizzero Arnold Böcklin.

L'opera affascinò personaggi come Sigmund Freud, Lenin, Georges Clemenceau, Salvador Dalí e Gabriele D'Annunzio. Adolf Hitler ne possedeva una versione originale, acquistata nel 1933.

Esistono cinque versioni successive dell'opera.


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Si tratta dell'icona di un isolotto roccioso, allegoria del regno dei morti, sopra una distesa di acqua scura, metafora del dolore per la separazione.

Una piccola barca a remi, simbolo del trapasso, condotta da un personaggio a poppa, si sta avvicinando all'isola. Lo si presuppone, visto il leggero movimento delle onde. La barca in movimento è la metafora del trapasso, del viaggio dell'anima nell'aldilà.

La bianca icona di un morto con il simbolo della morte

A prua ci sono una figura vestita interamente di bianco, icona di un morto, ed una bara bianca ornata di festoni, simbolo della morte.

L'isolotto è dominato da un bosco fitto di cipressi, indice di un cimitero e simboli del lutto, circondato da rupi scoscese, metafora dell'inaccessibilità per i vivi del regno dei morti.

Le rupi scoscese, metafora dell'inaccessibilità

Nella roccia sono presenti quelli che sembrano essere portali sepolcrali.

Il dipinto ha una connotazione di desolazione immersa in un'atmosfera misteriosa ed ipnotica.

Pare quasi di avvertire il silenzio che regna sovrano in questo luogo, indice di assenza di vita.

Tutte le opere del grande artista simbolista in questa bellissima virtual gallery.

1 commenti:

Anonimo ha detto...

"Chi guarda questo quadro deve aver timore di disturbare il solenne silenzio con una parola espressa ad alta voce", così scrive lo stesso Böcklin di questo dipinto, capolavoro del Simbolismo europeo.
http://www.artonweb.it/artemoderna/quadri/articolo53.htm