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LA FIGURA DEL LUPO NELLA COMUNICAZIONE: DA ESOPO A LUCIO DALLA


Sul sito web dell'Accademia della Crusca è apparso un interessante articolo relativo alla figura del lupo nel linguaggio e nella comunicazione.

L'espressione "In bocca al lupo" sembra risalire ad un'antica formula di augurio rivolta per antifrasi (figura retorica per cui il significato di una parola o di una frase risulta opposto a quello che assume normalmente.) ai cacciatori, alla quale si soleva rispondere, sempre con lo stesso valore apotropaico "Crepi!" (sottinteso: il lupo).

L'aggettivo apotropaico (dal greco αποτρέπειν, apotrépein = "allontanare") viene solitamente attribuito ad un oggetto o persona atti a scongiurare, allontanare o annullare influssi maligni.

L'augurio, testimonianza della credenza nel valore magico della parola, si sarebbe esteso dal gergo dei cacciatori all'insieme delle situazioni difficili in cui incorre l'uomo;

In pratica si tratta di esorcizzare allegoricamente il male, simbolizzato dal lupo, attraverso un finto augurio di morte che deve essere prontamente annullato dalla risposta adeguata.

Nel contesto letterario ha assunto il carattere di rito che allontana il male, dunque esorcizzante ed è stato impiegato, in forme di volta in volta differenti, in molte occasioni. Basti ricordare il celebre "Al lupo! Al lupo!" di Esopo, La Fontaine, il Roman de Renart o il Lupo di Gubbio dei Fioretti di S. Francesco. Di questa visione paurosa del lupo permangono tracce in numerose lingue europee sotto forma di modi di dire e proverbi.

La paura atavica del lupo si ritrova oggi nella medesima espressione, ma usate simbolicamente per descrivere il nostro quotidiano, in tono allarmistico o sarcastico.

E allora, come cantava Lucio Dalla, "Attenti al lupo!"


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