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La violenza nelle strade in Italia, Beppe Grillo, M5S, e il significato in relazione all'emittente.

Talvolta il significato di una frase cambia a seconda di chi è l'emittente, il contesto, il periodo storico o il pubblico cui è rivolta.

Per esempio, la frase "è un cane" se pronunciata da un critico musicale dopo aver assistito alla prima della Bohème in riferimento a un tenore, significa che il tenore canta malissimo, pare un cane che latra anziché un esponente del bel canto.

La medesima frase se pronunciata da un fattore al momento della nascita di un cucciolo significa che si
tratta di un esponente maschio della razza canina, anziché femmina.

Se invece a pronunciarla è una bimba di cinque anni al momento di ricevere il suo regalo di compleanno, esprime meraviglia, stupore e gioia per l'inaspettato arrivo di un nuovo amico da amare e con cui giocare da quel giorno in poi.

Non è la frase in sé ad avere o no un significato, sono le circostanze e gli attori.

La frase pronunciata da Beppe Grillo durante l'intervista al Time è stata: "se noi falliamo l'Italia sarà guidata dalla violenza nelle strade''. E mette in guardia: se il suo movimento fallirà ''questo accadrà".

Nessuno mette in dubbio la forza catalizzatrice del Movimento 5 Stelle per arginare la violenza negli ultimi mesi. Il popolo è stanco, furioso ormai, ed è vero ciò che dice Grillo.

Prima di lui altri lo hanno detto e scritto.

Il problema è che sia stato proprio lui a pronunciare tale frase.

Detta dal leader del Movimento, la frase cambia significato e contiene una implicazione spaventosa: O noi o la guerra civile. O otteniamo il pieno comando o arriveranno guai per tutti sul fronte dell'ordine pubblico. O comandiamo o scorrerà sangue.

In pratica, una funzione referenziale diviene emotiva e conativa. Una calma e obiettiva descrizione della realtà diviene un invito emotivamente talmente pressante da diventare ordine: toglietevi tutti di mezzo, ora comandiamo noi e non intendiamo avere opposizione.

E' vero che M5S è stato votato dal 25% degli elettori, ed è un gran bel numero, ma gli altri 75% sono tutti indegni di esprimere la loro opinione? Incapaci, puerili, idioti a cui non prestare ascolto?

Si parte dalla presupposizione che non occorre opposizione, perché è il popolo che decide per se stesso. Quindi chi dovrebbe mai dire a un popolo cosa fare se non il popolo stesso?

Ma questo governo del popolo, questa democrazia diretta somiglia (almeno dalle parole e dichiarazioni sentite sino a qui) sempre meno alla democrazia e sempre più alla dittatura del proletariato, che ogni volta si è trasformato in un bagno di sangue per coloro che la pensavano diversamente, anche di quelli che mai avevano fatto parte della casta, dei partiti, dei corrotti, dei ladri e di coloro che hanno distrutto il Paese.

Speriamo solo che si tratti di una similitudine sbagliata.

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