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Dario De Vico: I pendolari, i treni, gli autobus, le auto e la lista dei sogni

Dario De Vico, sul Corriere.it ha scritto un articolo dedicato al pendolarismo.

Con questo termine metaforico si intende il fenomeno consistente nel reiterato spostamento, quotidiano o a cadenza settimanale, di persone che si muovono dal proprio luogo di residenza per motivi di studio, lavoro o comunque regolarmente, ad altra destinazione.

E' una metafora in quanto riguarda l'immagine del pendolo che va e viene, va e viene, incessantemente.

Tipicamente i pendolari si spostano giornalmente per i motivi suddetti da aree periferiche di metropoli
all'interno di queste ultime.

Come ci informa Wikipedia il fenomeno del pendolarismo si è diffuso con l'evolversi dei mezzi di trasporto, infatti era pressoché sconosciuto prima del XIX secolo quando il luogo di lavoro era raggiungibile solamente a piedi o con mezzi a trazione animale.

Il pendolarismo ha portato le città ad allargarsi fino a dimensioni che sarebbero state impraticabili precedentemente portando alla creazione nelle zone circostanti di quartieri o interi paesi destinati quasi esclusivamente ad accogliere le persone al termine dell'attività lavorativa (quartieri o città dormitorio).

Il fenomeno riveste una sempre maggiore importanza nella società moderna ed è considerato uno dei fattori che maggiormente ha portato ad un innalzamento dell'inquinamento atmosferico, dovuto al maggior flusso di veicoli privati ed al conseguente congestionamento della strade urbane.

Oggi, ci informa De Vico, con una serie di enumerazioni, in Italia ci sono circa 14 milioni di pendolari, divisi in tre gruppi, quelli in auto, quelli in bus e quelli in treno, che con un bus extraurbano le tariffe sono in media +30% rispetto alle ferroviarie nonostante che i costi di produzione siano inversi, 15 euro a km per il treno e 3 euro per il bus e che in Lombardia i pendolari in bus sono stimati in circa 1 milione contro 760 mila in treno e la parte del leone la fa il traffico su Milano.

Con un climax discendente e una comparazione, scrive che in Italia i treni raggiungono una media di velocità di 35,5 km l'ora contro i 51,4 della Spagna, i 48,1 della Germania e i 46,6 della Francia.

Scopriamo da una antitesi che "la forte distanza tra la serie A del trasporto e la serie B è percepita da tutti, si sa che la Tav ha convogliato su di sé gli investimenti ed è diventato un business redditizio, tanto che su quelle linee in soli 5 anni l'offerta è aumentata del 395%. In parallelo il trasporto locale è stato lasciato degradare davanti ai super-treni che hanno l'assoluta precedenza".

Con una allegoria e un'antitesi capiamo che "i viaggiatori da treno hanno il vantaggio di avere una controparte visibile (i gestori ferroviari) e di utilizzare le stazioni come «cattedrali» della protesta, i pendolari in auto alle prese con un ingorgo ovviamente non sanno con chi prendersela."

Termina l'articolo con una serie di suggerimenti per risolvere la situazione e con una domanda retorica "È una lista da libro dei sogni o può trovare ospitalità in qualche agenda di governo?"

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