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L'archetipo del lavoro e il suo stereotipo nella campagna elettorale

Alberto Orioli, sul Sole 24 Ore, fa un'analisi interessente e drammatica sulla condizione di stremo del nostro Paese in palese antitesi con le promesse iperboliche che da ogni parte politica giungono.

Da Berlusconi e la restituzione dell'IMU, a Monti e il dimezzamento dei parlamentari, a Bersani e al pagamento dei 50 miliardi che la Pubblica Amministrazione deve pagare (e non paga) ad
aziende che anche per questo falliscono, tutti promettono l'impossibile.

Nessuno risponde con sincerità e chiarezza a quello che è il dramma, la tragedia che pare non offra salvezza al nostro povero Paese: il lavoro.

Con una parodia dell'articolo della nostra Costituzione, crudelmente realistica, Maurizio Crozza ha affermato che ormai l'Italia è una repubblica fondata sulla ricerca del lavoro.

Orioli si chiede:

"Qual è la politica industriale dell'Italia? Quale la configurazione della logistica? Quale il posizionamento nelle infrastrutture a cominciare da quelle digitali? Qual è la politica per il rilancio dell'edilizia e della manutenzione delle città e del territorio? Quale la politica energetica?

Le risposte a queste domande disegnano l'idea-archetipo che una nazione ha del lavoro. Se l'Italia si guarda allo specchio scorge un Paese invecchiato in uno stereotipo astratto, figlio del giuridicismo anni 70 o, peggio, della mistica del conflitto sociale tra capitale e lavoro."

Le Istituzioni immaginano e legiferano su uno stereotipo del lavoro che ci sta distruggendo, incapaci ormai di evocarne l'idea archetipica, di valore sociale e di cittadinanza.

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