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I poveri terremotati e i terremotati poveri nella lista civica di Monti

Ancora una riflessione sulla infelicissima espressione del premier uscente Mario Monti relativa ai "terremotati poveri". A volte la posizione di un aggettivo ne cambia completamente la percezione.

Conoscendo la cultura e la preparazione del professor Mario Monti, docente universitario, viene da dubitare che sia stata una svista.

Se Monti avesse detto "poveri terremotati" il
riferimento sarebbe stato alla sciagura che ha colpito molti nostri concittadini che vivono nelle zone dell'Emilia e dell'Aquila. La frase avrebbe fatto percepire la vicinanza, la solidarietà, non la compassione, ma la condivisione dell'enorme perdita che hanno subito.

Dicendo invece "terremotati poveri" l'espressione ha assunto una tinta fosca, di giudizio, di distanza (mica sono come noi che siamo ricchi), di additamento alla pubblica vergogna, quasi di riprovazione sociale.

"Eh, sono poveri, ma guardate come siamo generosi:  permettiamo addirittura loro di far parte della nostra lista" è implicitamente il significato che è emerso dalle parole di Monti.

In pratica, si è sdoganato un termine, un concetto, quello della povertà, che lacera il Paese in due: non ci sono più medici, architetti, poliziotti, bidelli, infermieri, panettieri, notai e via dicendo.

Ora ci sono solo due gruppi sociali: i poveri e i ricchi.

Ecco l'affermazione di Monti sui "terremotati poveri"

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