IL SEGNO DI TANIT



Tanit, una delle derivazioni della dea Astarte,  fu la principale divinità dell'Africa settentrionale preromana, e particolarmente di Cartagine.

Il culto di Tanit nella Cartagine preromana è documentato da una gran quantità di stele votive puniche: in esse sono di frequente raffigurati il disco e la falce lunare, oltre al cosiddetto "simbolo di Tanit", di assai discusso significato, in cui sono combinati un triangolo, una linea orizzontale e un disco, in modo da rendere approssimativamente una rozza figura umana.



Tanit fu considerata dea della fertilità, dell'amore e del piacere, associata alla buona fortuna, alla Luna e alle messi, ma la sua natura era ambivalente.

I Cartaginesi chiamavano la Luna con il nome di Tanit e ad essa erano associate le sue varie fasi luminose ed oscure. Era pertanto Dea antitetica della Creazione e della Distruzione, dell'Amore e della Morte, , della Tenerezza e della Crudeltà, della Protezione e dell'Inganno. Uno dei suo simboli era appunto la mezzaluna.

Nei suoi templi era servita e onorata sia da sacerdoti che da sacerdotesse hierodules cioè che esercitavano la prostituzione sacra. Il sacerdote era chiamato  Kalbu e la sacerdotessa Qodesja.



Rituali orgiastici erano parte della sua adorazione.

Le Sacerdotesse rappresentavano Tanit come Dea dell'Amore. Cittadini e stranieri potevano andare al suo tempio e compiere un atto di adorazione attraverso l' unione sessuale con le Sacerdotesse.

Era costume delle giovani donne prima del matrimonio ottenere prosperità e fecondità da Tanit intrattenendo visitatori nel tempio.

I suoi sacerdoti  si auto-eviravano in una danza estatica, così come i sacerdoti della dea Cibele, altra identificazione di Astarte, come Tanit. Vestivano abiti femminili, si truccavano e danzavano. Il loro servizio consisteva nel compiere il letterale sacrificio della loro fertilità.



Le offerte al tempio al suo tempio consistevano in incenso, birra, vino e talvolta sacrifici di sangue, anche umani.

Fra i suoi altri numerosi simboli abbiamo la colomba, il leone, il toro, il cavallo, i pesci, il fiore dell'albero di acacia, il cedro, la rosa, l'ontano,  il tamarindo e gli alberi di cipresso, l’uva e il melograno (simbolo di produttività e di fertilità) e la palma, simbolo di immortalità.

Era anche nota come dea della rugiada.

Come simbolo della forza vitale della terra e della rigenerazione perpetua, le fu attribuito anche anche il serpente ed è conosciuta anche come “signora dei Serpenti”.



Il suo simbolo più noto è comunque il "segno di Tanit", che ricorda sia l’ankh egizio, sia le statuette della “Dea dei Serpenti” ritrovate nell’isola di Creta.

Alcuni considerano il suo simbolo come rappresentazione della schematizzazione della figura femminile (il triangolo della fertilità) con i betili (pietre rituali di forma conica verticali), simbolo della presenza divina (che derivano dal termine “bt’l”, casa di Dio) e il disco solare, simbolo del ciclo vegetativo della rinascita primaverile che assicura il buon ordine delle stagioni.

Altri pensano che il cerchio sia la rappresentazione simbolica dell'Uovo cosmico.



E' possibile che il simbolo abbia anche un altro significato: se intendiamo il triangolo come la rappresentazione dell'acqua, un lago per esempio, o uno stagno, o il mare, dove abbonda la vita, la barra orizzontale come la rappresentazione stilizzata di un campo, della terra su cui si cammina, si costruisce, da cui nascono le messi; il cerchio come il sole, che infuocato illumina e riscalda; il semicerchio come la volta celeste, l'aria che ci circonda, ci abbraccia, ci protegge, avremo la rappresentazione dei concetti di acqua/triangolo; terra/barra; fuoco/sole; aria/semicerchio.



In pratica, gli elementi acqua, terra, fuoco e aria, quelli che erano considerati gli elementi base dell'universo, cioè tutto ciò che esiste, che feconda, riscalda, sostiene e vive.



Ancora più mirabile è condensare questi elementi primigeni e indispensabili alla vita umana, nella rappresentazione iconica, sia pur stilizzata, di una figura antropomorfa che richiama col ventre abbondante, fecondo e generoso, le braccia accoglienti e aperte e il capo, l'immagine della Grande Madre, che genera, nutre e protegge.



Non meraviglia che la semplicità di un segno facile da riprodurre, da parte di chiunque, ma che condensa in se' i concetti non solo di maternità, fecondità, femminilità, sacralità, ma anche totalità dell'esistente, quindi vita, abbia avuto così tanta fortuna nel mondo antico, tanto più se si scorgono le evidenti affinità con un altro simbolo famoso, l'ank egizio, la croce della vita, di cui conosciamo il significato di immortalità e rigenerazione perpetua.



Di Tanit sono state trovate numerose statuette che la rappresentano nuda con le mani che stringono i seni, esposte nelle case come simbolo di fecondità.

In questo video, al minuto 9,10, la storia di Tanit.


IL SEGNO DI TANIT IL SEGNO DI TANIT Reviewed by Polisemantica on venerdì, novembre 30, 2018 Rating: 5

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