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ARCHETIPO NEL GLOSSARIO DI POLISEMANTICA


Spesso nella comunicazione è utile l'utilizzo dell'archetipo.

La parola archetipo deriva dal greco antico  archetipos: arché ("originale"), típos ( "esemplare")

L’archetipo è talvolta utilizzato in filologia per indicare la redazione originale di un’opera ovvero il testo più antico e non derivato da altri. La creazione artistica è un archetipo.

Carl Jung lo definiva in qualità di organizzazioni archetipiche (inconsce) della propria personalità. Può essere inteso come una forma universale del pensiero dotato di un certo contenuto affettivo per il soggetto

Carl Jung si interessò del concetto dell'archetipo nell'inconscio collettivo
L'archetipo è una sorta di ricordo ancestrale comune a tutta l'umanità, una serie di ruoli narrativi con particolari e definite caratteristiche, in cui ciascuno può identificarsi, ammirare o rifiutare.

Si ritrovano utilizzati sin dalla più remota antichità, non solo nell'arte e nella narrazione, ma anche a livello popolare, come per esempio nelle carte dei Tarocchi, fra gli Arcani Maggiori.

I tarocchi sono una rappresentazione popolare del concetto dell'archetipo
Si tratta di un concetto applicabile (e molto spesso applicato) alla comunicazione per coinvolgere maggiormente il pubblico per il processo di immedesimazione.

Ecco una serie di archetipi tra quelli più intensamente utilizzati nelle narrazioni:

1) l’Innocente,
2) l’Orfano,
3) il Viandante,
4) il Guerriero,
5) il Martire,
6) il Mago

In poche parole possiamo tratteggiare in questo modo tali archetipi:

Ponyo è archetipo dell'innocente
Innocente
È nel pieno della propria realizzazione, non ha quindi alcuna meta ulteriore da raggiungere. Potrebbe tendere solo alla caduta e teme quindi la perdita di tale stato di benessere, la perdita del Paradiso.

In Letteratura l'archetipo dell'innocente è per esempio, quello di Cappuccetto Rosso, dei fratelli Grimm; Pollicino di Charles Perrault;

In Pubblicità nello spot di Spuma di Sciampagna "Mille bolle blu", negli spot di Talco Felce Azzurra, o in generale nelle immagini che promuovono profumi o prodotti di bellezza e in cui i modelii appaiono sempre belli, giovani e felici.

In Pittura lo possiamo trovare in Apollo e Dafne in cui la bella ninfa sfugge dal dio che la insegue per timore di perdere il suo stato di benessere e gioia e imbattersi in un'altra condizione di vita.

Nel Cinema il  protagonista neonato de "l'Innocente" di Luchino Visconti ne incarna le caratteristiche; vi è poi " Ponyo sulla scogliera" di Miyazaki o "Alice nel Paese delle Meraviglie" di Disney

David Copperfield incarna l'archetipo dell'orfano
Orfano
È alla ricerca continua della sicurezza, del bene perduto e mai più ritrovato. La sua maggiore paura è quella dell’abbandono.

In Letteratura abbiamo molti esempi di tale archetipo: "David Copperfield" di Dickens, il piccolo mendicante Tom de "Il pincipe e il povero" di Mark Twain, "Pel di carota" di Jules Renard, dal "Conte di Montecristo" di Alexandre Dumas, "Robinson Crusoe" di Daniel Defoe.

Nel Cinema è l’archetipo utilizzato per i due cowboy protagonisti in Brokeback Mountain,  in "Ossessione" di Visconti, Gino è archetipo alla fine del film, dell'orfano, "Incompreso" di Luigi Comencini (tratto dall'omonimo romanzo di Florence Montgomery).

In Pittura lo troviamo in "L'absinthe o Dans un café"  realizzato tra il 1875 ed il 1876 da Edgar Degas e conservato nel Museo d'Orsay di Parigi.

Nella Pubblicità lo si trova solo nelle campagne di sensibilizzazione verso i bambini malati o poveri, come in molte immagini dell'Unicef.

Il leone incarna l'archetipo del martire
Martire
È alla continua ricerca della bontà, di un mondo giusto, caritatevole. Per ottenerlo è disposto anche al sacrificio personale, ha notevole capacità di rinuncia. Teme solo l’egoismo degli altri, ma anche il proprio, in qualche attimo di debolezza spirituale.

In Letteratura abbiamo l'esempio di "La Sirenetta" di Andersen; di John, il selvaggio de "Il mondo nuovo" di Aldous Huxley; di Harry Potter alla fine della saga, quando decide di morire pur di salvare i suoi amici.

In Pittura una delle innumerevoli crocifissioni che mostrano il Cristo sacrificarsi per la Salvezza dell'umanità oppure "Sansone Distrugge il Tempio dei Filistei" di Giovanni Benedetto Castiglione, detto il Grechetto, in cui l'eroe si sacrifica per distruggere il nemico e salvare il suo popolo.

In Pubblicità è più difficile trovarlo. Lo si incontra magari nelle pubblicità della Chiesa Cattolica, in cui il sacerdote missionario è colui che vive la sua vita sacrificandosi per il bene gli altri.

Nel Cinema appare nella figura del leone, nella "Favole di Narnia";

Howl rappresenta l'archetipo del viandante
Viandante
Desidera per sé l’autonomia più di ogni altra cosa, la libertà è per lui l’aria che respira. Il compito che si pone nella vita è relativo alla formazione della sua identità e quindi all’ affermazione delle sue idee. Teme la routine, l’obbedienza alle regole imposte da altri.

Nel Cinema, insieme a quello dell’innocente è uno degli archetipi usati in Alice nel paese delle meraviglie. E' Howl del "Castello Errante" di Miyazaki;

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In Letteratura è Ulisse di Omero, Enea di Virgilio, è "Otto Lidenbrock del Viaggio al centro della Terra di Jules Verne"; E' il capitano Nemo di "Ventimila leghe sotto i mari" del medesimo autore.

In Pubblicità è negli  spot della BMW o della Harley Davinson;


Achille è archetipo del guerriero
Guerriero
Deve combattere, questo è il suo compito, e per farlo deve sempre trovare la forza e utilizzarla. Ricerca quindi il coraggio e non può che temere la debolezza.

In Letteratura è Achille di Omero, è Turno di Virgilio, è Macbeth di Shakespeare o Adelchi di Manzoni

Nel Cinema è l’archetipo utilizzato per il personaggio del capitano Virgil Hilts ne " La grande fuga", film del 1963 diretto da John Sturges e per Terry Malloy, protagonista di "Fronte del porto",  film del 1954 diretto da Elia Kazan.

In Pittura è ognuno dei personaggi della Battaglia di San Romano di Paolo Uccello, o i tre protagonisti de "Il giuramento degli Orazi" (1784), di Jacques-Louis David che si trova al Museo del Louvre.

In Pubblicità lo troviamo, sia pure in modo edulcorato, quando sono presentate sfide o gare, o come nello spot dell'ENEL del 2013 in cui i protagonisti, che lavorano per questa istituzione, sono definiti "guerrieri della cultura"

Merlino è archetipo del mago
Mago
Ricerca in sé e negli altri la completezza, l’accostamento degli opposti, la pienezza della conoscenza e della condivisione. Vuole ottenere per sé la gioia e per gli altri la fede. Teme e odia la superficialità. È la figura archetipica più complessa e realizzata.

Lo ritroviamo in Letteratura nel personaggio di Gandalf del Signore degli anelli di Tolkien; in Dumbledore nella saga di Harry Potter della Rowling; in Mago Merlino nella saga di re Artù.

In Pittura è l'archetipo di "Circe e i suoi amanti in un paesaggio" di Dosso Dossi, del 1525; nel dipinto di Salvator Rosa raffigurante Samuele che, evocato dalla strega di Endor, predice a Saul la caduta del suo regno;

Nel Cinema lo incontriamo spesso nei film a cartoni di Disney (La spada nella Roccia, Cenerentola, Biancaneve); anima il protagonista de "IIgrande e potente Oz" di Sam Raimi o "Kiki, consegne a domicilio" di Miyazaki.

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In pubblicità è usato ogni volta che appare un essere fatato che risolve la situazione con un colpo di bacchetta magica o con la sua esperienza e intelligenza come per esempio nello spot della Tim del 2013 in cui la nonna diventa l'essere fatato che risolve la situazione

L’intelligente utilizzo degli archetipi è molto importante nella realizzazione dei testi visivi, se desideriamo colpire la parte più inconscia del destinatario, proponendogli immagini che richiamino determinati messaggi che scaturiscono dal substrato più profondo del suo essere, derivati direttamente da quello che Jung denomina inconscio collettivo.

Abbiamo per mezzo di essi la possibilità di stimolare il ricordo di messaggi dimenticati, che quindi saranno da noi generati implicitamente nella mente del nostro destinatario, senza bisogno di esplicitarli direttamente, sfruttando di volta in volta il principio dell’identificazione o del transfert, da parte del nostro spettatore.





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