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Analisi: l'omelia di inizio pontificato di papa Francesco e la complessità semplice.

Un testo dell'omelia di papa Francesco intenso ma leggero, profondo ma accessibile a tutti, ricco di complessità narrative che lo rendono paradossalmente semplice.

Un testo di rara efficacia comunicativa di cui vi proponiamo l'analisi semantica:

"Ringrazio il Signore di poter celebrare questa Santa Messa di inizio del ministero petrino nella solennità di San Giuseppe, sposo della Vergine Maria e patrono della Chiesa universale:
è una coincidenza molto ricca di significato, ed è anche l’onomastico del mio venerato Predecessore: gli siamo vicini con la preghiera, piena di affetto e di riconoscenza."

La frase evidenzia la simbologia della festività in concomitanza all'inizio del pontificato di Papa Francesco. San Giuseppe è patrono della Chiesa Universale, con una metafora con il papa. Inoltre si sottolinea la
venerazione e la continuità di operato con il papa emerito Benedetto.

Altra frase che racconta il senso di quello che sarà il suo ministero con una similitudine: "Abbiamo ascoltato nel Vangelo che «Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’Angelo del Signore e prese con sé la sua sposa» (Mt 1,24). In queste parole è già racchiusa la missione che Dio affida a Giuseppe, quella di essere custos, custode." Quindi Papa Francesco, metafora terrena di San Giuseppe vuole essere custode della Chiesa.

Con la metafora "Come vive Giuseppe la sua vocazione di custode di Maria, di Gesù, della Chiesa? Nella costante attenzione a Dio, aperto ai suoi segni, disponibile al suo progetto, non tanto al proprio; ed è quello che Dio chiede a Davide, come abbiamo ascoltato nella prima Lettura: Dio non desidera una casa costruita dall’uomo, ma desidera la fedeltà alla sua Parola, al suo disegno; ed è Dio stesso che costruisce la casa, ma di pietre vive segnate dal suo Spirito. E Giuseppe è “custode”, perché sa ascoltare Dio, si lascia guidare dalla sua volontà, e proprio per questo è ancora più sensibile alle persone che gli sono affidate, sa leggere con realismo gli avvenimenti, è attento a ciò che lo circonda, e sa prendere le decisioni più sagge." il papa invita a voler seguire la volontà di Dio e non la propria e imparare a riconoscere e a capire i segni che egli ci invia attraverso le vicende che capitano ad ognuno nel corso della sua esistenza giornaliera.

Usa poi una serie di ridondanze contestuali per spiegare meglio il concetto della "custodia" e una similitudine per evidenziarla: "E’ l’aver cura l’uno dell’altro nella famiglia: i coniugi si custodiscono reciprocamente, poi come genitori si prendono cura dei figli, e col tempo anche i figli diventano custodi dei genitori. E’ il vivere con sincerità le amicizie, che sono un reciproco custodirsi nella confidenza, nel rispetto e nel bene. In fondo, tutto è affidato alla custodia dell’uomo, ed è una responsabilità che ci riguarda tutti. Siate custodi dei doni di Dio!"

Usa una serie di funzioni comunicative conative per invitare a un determinato comportamento i fedeli e gli uomini di potere "Vorrei chiedere, per favore, a tutti coloro che occupano ruoli di responsabilità in ambito economico, politico o sociale, a tutti gli uomini e le donne di buona volontà: siamo “custodi” della creazione, del disegno di Dio iscritto nella natura, custodi dell’altro, dell’ambiente; non lasciamo che segni di distruzione e di morte accompagnino il cammino di questo nostro mondo! Ma per “custodire” dobbiamo anche avere cura di noi stessi! Ricordiamo che l’odio, l’invidia, la superbia sporcano la vita! Custodire vuol dire allora vigilare sui nostri sentimenti, sul nostro cuore, perché è da lì che escono le intenzioni buone e cattive: quelle che costruiscono e quelle che distruggono!" e continua con una citazione e allusione all'invito di Giovanni Paolo II, declinato però diversamente, anche con l'uso della prima persona plurale anzichè della seconda come fece Karol:" Non dobbiamo avere paura della bontà, anzi neanche della tenerezza!"

Usa un ossimoro "Solo chi serve con amore sa custodire! Nella seconda Lettura, san Paolo parla di Abramo, il quale «credette, saldo nella speranza contro ogni speranza» (Rm 4,18). Saldo nella speranza, contro ogni speranza!

e segue con una allegoria: "Anche oggi davanti a tanti tratti di cielo grigio, abbiamo bisogno di vedere la luce della speranza e di dare noi stessi speranza."

Continua con una serie di allegorie e metafore "Custodire il creato, ogni uomo ed ogni donna, con uno sguardo di tenerezza e amore, è aprire l’orizzonte della speranza, è aprire uno squarcio di luce in mezzo a tante nubi, è portare il calore della speranza! E per il credente, per noi cristiani, come Abramo, come san Giuseppe, la speranza che portiamo ha l’orizzonte di Dio che ci è stato aperto in Cristo, è fondata sulla roccia che è Dio."

Conclude con una funzione conativa che è anche un atto linguistico direttivo con la frase "Chiedo l’intercessione della Vergine Maria, di san Giuseppe, dei santi Pietro e Paolo, di san Francesco, affinché lo Spirito Santo accompagni il mio ministero, e a voi tutti dico: pregate per me! Amen"

Senza alcun dubbio, papa Francesco è uomo di comunicazione tanto e forse più di Papa Giovanni Paolo II.

Alessandro Diletto

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