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Papa Benedetto XVI e le ragioni simboliche di una scelta

Un articolo interessante a firma Vittorio  Messori  e dedicato all'abidicazione del Papa è apparso oggi su il Corriere.it.

Il giornalista si interroga non tanto sui motivi della scelta del Pontefice, ma sulle sue modalità, intravedendo una simbologia in esse.

Intanto perché dare l'annuncio della sua abdicazione proprio l'11 febbraio? Il motivo, pare a Messori, possa essere legato alla ricorrenza della prima apparizione della Vergine a Lourdes, che è stata
dichiarata dall'«amato e venerato predecessore», come sempre ha definito Giovanni Paolo II, "Giornata mondiale del malato".

Quindi il Papa è (per inferenza) malato? La risposta risiede in una antica massima latina "senectus ipsa est morbus", la vecchiaia stessa è una malattia. L'implicito è che il papa è anziano e alla soglia degli 86 anni non ce la fa più.

Perché però fare l'annuncio così improvvisamente, durante in un concistoro di cardinali che casualmente si ritrovavano a Roma per la glorificazione dei martiri di Otranto?

Anche qui vi è una significazione evidente, secondo Messori.

Il primo e solo caso di abdicazione formale e libera di un Pontefice nella storia della Chiesa (ovvero non ottenuto con la forza come negli altri cinque o sei casi), fu quello del 13 dicembre 1294, da parte di Celestino V, che seppur vituperato da Dante Alighieri in quanto il suo successore fu Bonifacio VIII a lui inviso, fu un monaco umile e innocente e fu santificato dalla Chiesa.

Tale unico antecedente fu possibile grazie al fatto che tale rinucia fu fatta dinanzi a un concistoro di cardinali riuniti per altra bisogna, anche in quei tempi lontani.

Quindi Benedetto vuole creare una similitudine con tale avvenimento, sottolineando implicitamente la sua uguaglianza con le ragioni del monaco che desiderava solo vivere nella preghiera.

Questo spiegherebbe anche l'ultimo interrogativo.

Perché il Papa vuole risiedere, dopo la deposizione, all'interno del monastero di clausura sito dentro le mura vaticane?

Poiché desidera vivere all'interno del cuore (metaforicamente parlando) della Chiesa, in preghiera, solitudine e meditazione.

Qui non fa che confermare quanto sempre affermato nei sette anni del suo pontificato: «Il cuore della Chiesa non è dove si progetta, si amministra, si governa, ma è dove si prega».

Da che nasce una evidente implicazione: nei palazzi vaticani non risiedeva il cuore della Chiesa.

Almeno non ancora.

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