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MUSSOLINI; CRAXI, BERLUSCONI E MONTI. I FIGLI DI MILANO FANNO QUADRATO (SEMIOTICO)


Come al solito le vicende politiche e sociali della nostra Italia si prestano agevolmente, come un qualsiasi testo narrativo, a una indagine semiotica. Pare che la Storia non sia altro che una storia. Sarà per questo che si parla di "teatrino della politica"?

Su Repubblica, Barbara Spinelli ha scritto un articolo molto interessante (http://www.repubblica.it/politica/2012/12/19/news/quando_la_societ_orfana_dello_stato-49058428/?ref=HREA-1) in cui introduce un libro di Franco Continolo, 'Milano "clef d'Italie"', edito da Lampi di Stampa.

In tale contesto, discutendo del ruolo di Milano nella storia civile d'Italia, si sofferma sulle tre marce su Roma partite da Milano ('Le responsabilità milanesi non si limitano all'aver suscitato le "tre marce su Roma"  -  Mussolini, Craxi, Berlusconi  -  per "mettere un leader politico "decisionista" alla guida del Paese".
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In realtà le marce di Roma sono 4 e il quarto "figlio" di Milano dopo Mussolini, Craxi e Berlusconi è il Professor Monti.

Questa è naturalmente una indagine semiotica, che non ha alcun intento polemico e politico. Si limita ad osservare e analizzare le dinamiche comunicative e testuali della faccenda.

Ecco il quadrato semiotico che ne deriva:

Il quadrato semiotico dei "figli di Milano"
  • Mussolini era ispirato dall'idea della dittatura da imporre al Paese (per il suo bene)
  • Berlusconi ha sempre sbandierato l'idea della Libertà, al punto da fondare un partito con quel nome, il Pdl
  • Craxi non aveva alcuna velleità dittatoriale, i suoi intenti pare fossero più pragmatici e utilitaristici
  • Monti non è campione di Libertà, in quanto interessato molto di più alla Sicurezza (dei conti pubblici) al punto di sacrificare in loro nome molte delle libertà e diritti acquisiti dai cittadini

Interessante, no? Si può essere più o meno d'accordo, ma "è la semiotica, baby"