NEWS
Loading...

TUTTA COLPA DI TONDELLI: IL DIROMPENTE ESORDIO DI NICOLA PEZZOLI


Ci sono libri che vale la pena di leggere, e secondo noi il romanzo di Nicola Pezzoli, "Tutta colpa di Tondelli" di Kaos Edizioni, è fra questi. E' un testo divertentissimo e angosciante, spassoso e doloroso, esilarante e deprimente.

È costruito quindi sul principio dell'antitesi e racconta, parafrasando il sottotitolo, le vicende tragicomiche di un autore inedito nel mondo editoriale italiano.

La copertina del romanzo di Nicola Pezzoli
Leggendolo si ride di gusto ma si ride amaro (e quindi è anche sinestetico) scoprendo l'oscuro meandro del mondo editoriale italiano che impedisce ai giovani autori (tranne ai raccomandati o a coloro che si autofinanziano) di pubblicare una sola riga.

Nel sottotitolo troviamo un paradosso (si parla delle vicende di un autore inedito che è in realtà stato pubblicato - il testo è una autobiografia del Pezzoli) e un aggettivo che evoca una tragica commedia o una comica tragedia, ovvero un ossimoro.

Tutto il romanzo è poi giocato sulle presupposizioni, dando per scontate nel lettore molte conoscenze di nomi, autori famosi sia classici che contemporanei, giungendo addirittura a deformare in modo grottesco i titoli dei romanzi citati, contando appunto sulla capacità del lettore di riconoscerli comunque... Si parla infatti del romanzo "Peto Tonante è uscito dal gruppo" (deformazione del romanzo di Brizzi "Jack Frusciante è uscito dal gruppo") e di "Và dove ti porta il criceto Lesbico", deformazione ironica e iconica (o forse solo simbolica) di "Và dove ti porta il cuore", titolo del best seller di Susanna Tamaro.

ADV




Tutto ciò perché Nicola Pezzoli ha scritto il suo romanzo tenendo conto dell'esistenza, da lui stesso evocata, di quattro lettori modello: il primo lettore modello sono i protagonisti stessi del romanzo (tutti realmente esistenti... agiscono nel romanzo (che in realtà è una cronistoria dissacrante, ma pur sempre basata sul vissuto e sul reale); il secondo sono tutti gli aspiranti scrittori che si riconoscono, mutata mutandis, nelle vicende che il Pezzoli narra; il terzo sono gli aspiranti giovani scrittori che non hanno ancora iniziato il loro viaggio nel purgatorio del mondo editoriale italiano e che quindi lo scoprono (con orrore e forse senza crederci davvero) nelle pagine dell'autore; il quarto lettore modello è composto da tutti coloro che invece non hanno alcuna velleità scrittoria e mai hanno pensato di pubblicare niente e che scoprono, con stupore, quanto distorte siano, nella maggior parte dei casi, le trafile per la pubblicazione (quando raramente avviene) di un autore inedito e quale il prezzo da pagare, per l'esaudimento del proprio sogno.

Insomma, il testo del Pezzoli, che appare a prima vista come un libro leggero e divertente, poggia in realtà su una solida base semantica, ha radici nella semiotica e fra i suoi frutti vi sono numerosi escamotages comunicativi molto ben riusciti e oltre a essere una feroce denuncia della baronìa esistente nella grande editoria italiana, è un interessante esempio di comunicazione verbale efficace.

In tanta leggerezza una sferzante denuncia, in un testo goliardico e disperato, una solida base comunicativa, che vanta anche le qualità scrittorie preferite da Calvino:
Leggerezza, Rapidità, Esattezza, Visibilità e Molteplicità.

Nonostante ciò (o forse proprio per questo?) il romanzo di Pezzoli è stato per ora censurato da tutte le pagine culturali dei grandi giornali italiani, tranne dal quotidiano spagnolo "ABC".

Lo trovate nel catalogo online della Feltrinelli al seguente indirizzo:
http://www.lafeltrinelli.it/libri/nicola-pezzoli/tutta-colpa-tondelli/9788879531931

Inoltre potete ascoltare l'autore al seguente indirizzo:
http://www.radioradicale.it/scheda/265966/tutta-colpa-di-tondelli-kaos-edizioni-intervista-a-nicola-pezzoli


8 commenti:

lupasilo ha detto...

Io l'ho letto, confermo che ne vale la pena

Anonimo ha detto...

E' vero, il libro di Nicola è davvero bello, divertente, dissacrante e,a tratti, dolorosissimo.Consiglio a tutti di leggerlo;ne vale la pena e si "beve" in poche ore. ciao!

Anonimo ha detto...

Ho letto il libro in poco tempo:la scrittura è fresca,originale,spassosa,ma anche molto commovente. Consiglio di leggere questa storia ironica, ma piena di disperazione, una denuncia vera,struggente e disperata del mondo editoriale in Italia, per capire quanto siano celebrati molti "non" scrittori, i cui libercoli raggiungono un successo e una notorietà non meritati!La ventennale odissea di Nicola è quella di tanti ragazzi capaci che soccombono spesso al "baronaggio" dilagante di questa patetica Italietta.Ciao a tutti.Ciao Nicola:ti voglio bene!

Anonimo ha detto...

Dopo aver letto il libro di Pezzoli, spinto da curiosità, mi sono sentito sollevato..allora è vero che molti autori, pur scrivendo scemenze e "scopiazzando" qua e là, sono osannati da critica e stampa...non si sa perchè!!!Sulle pagine dei giornali non ho letto nulla in merito al libro di Nicola, evidentemente si sta attuando una sorta di congiura del silenzio.Bene, non mi stupisco più di tanto!Viviamo o no in Italia

Anonimo ha detto...

Complimenti per il lavoro , se avete voglia e tempo
venite a vedere il mio sito

http://tommasotarga.blogspot.com/

Anonimo ha detto...

Il libro è divertente, è vero, ma anche assai fazioso e pieno di inesattezze. La casa editrice Transeuropa, per esempio, non ha più sede ad Ancona, ma a Massa, e Canalini non ci lavora più da anni. Inoltre fa credere che se tanti ragazzi non pubblicano è solo per la mafia editoriale, mentre molto spesso il motivo principale è che in italia tutti scrivono e nessuno legge. Compresi gli editori.

Anonimo ha detto...

molti pubblicano...delle cazzate!non credo che gli editori,prima di pubblicare il penosissimo e scontato libro della tamaro,che ha avuto un successo strepitoso,non l'abbiano letto.E, come quello,tanti altri!

spiegelmann ha detto...

Divertente. Ma poco spiega della reale situazione dell'editoria italiana. Più che altro è un racconto tutto in chiave grottesca del rapporto fra Pezzoli e Canalini, la storia del loro rapporto morboso. L'ex transeditore lo conosco abbanstanza bene, è un tipo buffo, ma non così ingestibile come scrive Pezzoli.