domenica, maggio 21, 2006

I codici prossemici


Cosa si intende per codice? Secondo la definizione, il codice è l’insieme dei segni e delle norme relative al loro uso che regolano la comunicazione.

Riprendendo il concetto di segno, possiamo dire che, ad esempio, il divieto di accesso è un segno (o segnale) stradale, che insieme agli altri segnali e norme, crea il codice stradale. Quindi, in altre parole, tanti segni, inseriti in un contesto, formano un codice.

I codici sono numerosi, e si appoggiano gli uni agli altri per creare un linguaggio. Il linguaggio del corpo, ad esempio, nasce dall’uso contemporaneo, articolato e complementare dei codici prossemici, cinesici, cinetici, mimetici, dell’abbigliamento e vari altri. Cominciamo a imparare a riconoscere i diversi codici.

Si parla di codici prossemici quando si ci riferisce ai significati che possono assumere i gesti e le posizioni del corpo e i rapporti degli oggetti in relazione a dove essi sono collocati; Entrando in una stanza, il fatto che gli oggetti siano disposti in un modo o in un altro, ci invia dei messaggi chiarissimi.

Se ad esempio entriamo in una stanza in cui i tavoli, tutti delle medesime dimensioni, siano ordinatamente posti l’uno accanto all’altro, e tutti guardino verso la medesima direzione, in cui è posizionato un tavolo di solito più grande, voltato in modo che guardi verso questi tavoli più piccoli, sapremo che probabilmente ci troviamo in un luogo di formazione, in cui un certo numero di discenti ascolteranno in ordine silenzioso la lezione di un docente.

Il luogo invita ad un atteggiamento diverso rispetto al caso in cui l’organizzazione degli oggetti nello spazio sia, ad esempio, ad isola, con tutti i banchi disposti in modo da creare un luogo di lavoro e di cooperazione tra tutti.

La prima disposizione è gerarchica, la seconda paritaria. La prima ricorda le aule delle scuole ottocentesche, in cui si dava del voi al maestro, si chiedeva il permesso di alzarsi o di parlare e non erano ammesse discussioni, la seconda ricorda una sala riunioni, un luogo di lavoro, una redazione, in cui ognuno è implicitamente invitato a offrire il suo commento e il suo contributo.

Naturalmente non è detto che una determinata disposizione degli oggetti nello spazio implichi necessariamente un determinato tipo di atteggiamento.

Non basta un solo codice a creare una regola di comunicazione tra emittente e destinatario.

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Anche se non è una disposizione gerarchica, nella sala riunioni della mia azienda, anche se siamo tutti intorno a un tavolo, è sempre e solo il capo che prende tirannicamente le decisioni...è proprio vero che non basta un solo codice per determinare la comunicazione.

Massimo B.

Anonimo ha detto...

Salve..potrebbe dirmi quale è la differenza tra un codice semplice ed un codice complesso?
Grazie mille..
G*:)

Comunicazione Relazionale Polisemantica ha detto...

Mi dispiace, ma questa classificazione non l'ho mai sentita... da dove l'ha tratta?

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