LA SIMBOLOGIA DEL CICLO DEI MESI NELLE RAFFIGURAZIONI MEDIEVALI E LA SACRALITÀ DEL LAVORO


Il ciclo dei Mesi è un’antica tradizione iconografica che ritroviamo nel Medioevo già all'inizio del XII secolo, ad esempio nelle decorazioni scultoree delle Cattedrali europee.

La sua origine risale però al periodo ellenistico dove era abitudine illustrare con miniature i calendari, in cui i mesi apparivano sotto forma di prosopopee, ovvero personificazioni, legate in questo caso a modelli iconografici di età classica.

La rappresentazione della primavera, mediante la sua prosopopea, in un affresco romano.
La tradizione di raffigurare i Mesi fu trasmessa poi al Medioevo che apportò alcune modifiche iconografiche legate al carattere agricolo, feudale e cristiano della società.

Nel IX secolo, in epoca carolingia le prosopopee vengono sostituite generalmente da allegorie, con figure ritratte nello svolgimento di un’attività lavorativa caratteristica di ciascun mese dell'anno.

Tra l’XI e il XII secolo il rinnovato testo visivo del ciclo dei Mesi acquista sempre maggiore importanza e si struttura in serie di soluzioni iconografiche diversificate da regione a regione, in relazione alla cultura dell'artista o del committente, ma anche e soprattutto alla varietà del clima e del relativo ciclo agricolo.

Nell'età comunale il lavoro recupera una connotazione positiva e viene ritenuto un’attività nobilitante e salvifica, attraverso cui l’uomo può riscattarsi e partecipare al piano della Redenzione.

Il lavoro è uno dei cardini in grado di garantire un nuovo slancio alla civiltà europea, un rinnovato benessere.

Viene così celebrato attraverso le grandi decorazioni: l’allegoria dei Mesi nei cicli decorativi degli edifici romanici esprime proprio questo nuovo ruolo del tempo del lavoro umano, la cui sacralità viene ribadita attraverso le rappresentazioni simboliche dei Segni zodiacali e delle costellazioni che, spesso, affiancano le immagini dei Mesi nelle decorazioni.

Prendiamo come riferimento uno dei cicli meglio conservati, quello nel presbiterio della Cattedrale di Aosta, dove, alle spalle dell'altare, si sviluppa il bellissimo mosaico dei Mesi e dell'Anno, vero capolavoro di tecnica musiva risalente alla fine del XII secolo.

La raffigurazione dei dodici mesi viene connotata di quei riferimenti religiosi di cui si accennava prima: il tempo viene sorvegliato e protetto da Dio. E così ritroviamo al centro la figura di Cristo, connotato in un’eterna giovinezza, in trono a dominare il Tempo degli uomini scandito dalle ben note attività rurali.

Il ciclo dei mesi nella Cattedrale di Aosta
Cristo è il centro dell'universo e governa i moti celesti tenendo nelle mani il sole e la luna.

Ogni stagione ha i suoi ritmi, le sue precise attività. In un tempo in cui l’agricoltura occupava gran parte della vita umana, era importante calcolare le lune e le levate di determinate stelle che servivano a capire se era giunto il tempo oppure no.

E tutto questo era gestito e garantito dalla superiore ed imperscrutabile potenza divina.

Un tempo l’anno iniziava con Marzo, ossia con la primavera dominata dal segno dell'Ariete.


Iniziamo, come siamo abituati, con l’allegoria di Gennaio. Ianuarius è raffigurato come il dio romano Giano: bifronte, rivolto tanto al vecchio quanto al nuovo; per una porta che si chiude, ce n’è un’altra che si apre.


Februarius ci ricorda che il clima è ancora rigido e che è preferibile dare la priorità alle attività domestiche: una donna si scalda davanti al fuoco acceso. Febbraio, mese del fuoco, della Candelora, della prima tanto attesa luce di primavera.


Con Marzo si torna in campagna per dedicarsi alla potatura e alla cura della vigna. Tuttavia, poiché il vento è freddo e il clima mutevole, il contadino indossa ancora il caldo mantello invernale.


Aprile, uno dei mesi preferiti dall'uomo medievale, riempie i prati di fiori invitando a stare più tempo all'aperto godendo del canto degli uccellini.


A Maggio si può uscire a cavallo e il signore può finalmente tornare a dedicarsi alla caccia, o alla guerra.


In Giugno si falciano i prati: l’11 del mese, nella ricorrenza di san Barnaba, tradizionalmente si avviava questa attività. E qui vediamo il contadino che conficca con vigore la sua falce nel folto dell'erba


A Luglio prosegue il lavoro nei campi e il contadino compone le fascine.


Agosto è il mese della battitura e infatti lo vediamo con il correggiato: i chicchi venivano così separati dalla pula e dalla paglia.


Arriva Settembre: il contadino è già impegnato nella vendemmia. Qui vediamo il vignaiolo che danza allegramente nella tinozza con le gambe nude.


A Ottobre torna a soffiare quel vento già freddo di fine autunno; il contadino ha nuovamente indossato il mantello invernale e si appresta alla semina. Il grano riempie il suo grembiule e il braccio si prepara a spargere il seme.


Con Novembre occorre prepararsi all'arrivo dell'inverno e il contadino va a fare provvista di legna. Qui lo vediamo tornare a casa con la schiena curva sotto il peso dei rami raccolti.


Ed ecco infine Dicembre: è il momento di uccidere il maiale in vista sia dei grassi e festosi banchetti natalizi che delle necessarie scorte domestiche per la brutta stagione.
LA SIMBOLOGIA DEL CICLO DEI MESI NELLE RAFFIGURAZIONI MEDIEVALI E LA SACRALITÀ DEL LAVORO LA SIMBOLOGIA DEL CICLO DEI MESI NELLE RAFFIGURAZIONI MEDIEVALI E LA SACRALITÀ DEL LAVORO Reviewed by Polisemantica on mercoledì, maggio 02, 2018 Rating: 5

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