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L'ANTITESI ANALOGICO E DIGITALE



McLuhan lo affermava, con un paradosso, già decenni fa: "Il medium è il messaggio". In pratica, il canale di trasmissione influenza la natura stessa del messaggio. Il medesimo messaggio, se inviato da un medium o da un altro, cambia.

Dire qualcosa alla radio, o in televisione, o al cinema, o su YouTube, significa creare testi differenti, in quanto ciascun medium cambierà la connotazione del senso inviato.

I canali utilizzati condizionano i messaggi inviati
A maggior ragione, il messaggio inviato attraverso un medium analogico (TV, Radio, giornale, cinema) sarà diverso, anche profondamente se inviato attraverso un medium digitale (Internet, realtà virtuale, ologrammi) in quanto si dovrà adattare alle caratteristiche del medium utilizzato.


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Analogico e digitale sono concetti antitetici, non complementari.

Nell'era 4.0 la metamorfosi è tale che si sono addirittura contaminati i ruoli classici, gli attanti della comunicazione: non più emittente, destinatario e messaggio univoci, ma trasformazione del destinatario in metaemittente plurimo, specialmente nel web 2.0.

I destinatari del Web 2.0 sono in realtà meta-emittenti plurimi
Basti pensare al fenomeno dei post e dei video virali perché "ritwittati" o quantomeno condivisi da milioni di ex destinatari che non si accontentano più solo di interpretare il testo, ma vogliono diventarne essi stessi emittenti.

Ora, la trasformazione va oltre: il messaggio digitale è talmente pervasivo che trasforma in digitale il suo stesso destinatario e i suoi emittenti plurimi: vi è una mutazione nei processi cognitivi.

Le categorie digitali dei motori di ricerca influenzano le nostre categorie mentali
Ci stiamo abituando a pensare usando le categorie mentali indotte dai motori di ricerca: cerchiamo tenendo conto dell'esperienza di Google e dei suoi competitor utilizzando le parole che immaginiamo il motore di ricerca prediliga, ma facendo così ci disabituiamo al pensiero critico individuale, usando sempre più frequentemente categorie cognitive non analogiche, ma digitali.

Lo smartphone diventa una nostra appendice comunicativa, lo specchio deformante attraverso il quale osserviamo il mondo
Oppure pensiamo al nostro smartphone: da strumento tecnologico si sta trasformando nei nostri occhi, i nostri orecchi, la nostra voce per comunicare con gli altri, in pratica una sorta di cyber-appendice ante-litteram che inevitabilmente condiziona il nostro comportamento, le nostre letture, i nostri gusti, la nostra percezione del mondo.

Ci guardiamo attraverso lo schermo e in esso costruiamo la nostra identità pubblica.

Probabilmente senza la iperconnessione e le sue conseguenze percettive non si sarebbe potuto manifestare e dilagare il fenomeno "Blue Whale" fra i giovanissimi.

Stiamo diventando digitali noi stessi, che per natura siamo esseri analogici.

Critica individuale o pensiero unico
Diverremo una sorta di mente collettiva, un alveare formato da individui interconnessi, cellule digitali di un unico cervello pensante un unico pensiero, quello indotto dal digital power?

Forse l'apocalisse è questa: dall'umano al post umano, dal mondo analogico a quello virtuale.

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