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ROCCO E I SUOI FRATELLI DI LUCHINO VISCONTI: L'INFERENZA DELL'EMIGRAZIONE


"Rocco e i suoi fratelli" è un film del 1960 diretto da Luchino Visconti e ispirato al romanzo "Il ponte della Ghisolfa" di Giovanni Testori.

Un capolavoro, quindi strutturato narrativamente di conseguenza.

Luchino Visconti durante le riprese di Rocco e i suoi fratelli
Il film si basa sull'antitesi dei due fratelli, Rocco e Simone, entrambi vittime del nuovo modello consumistico tanto lontano da quello naturale e delle relazioni umane da cui entrambi provengono,

Rocco è però ingenuo e pronto a sacrificarsi, mentre Simone è brutale e deciso a ottenere tutto e subito

Da tale dualismo nascono una serie di quadrati semiotici, i più importanti dei quali sono quelli basati sui termini contrapposti mite/brutale e ingenuo/smaliziato:
  • Mite - Luca, il fratello minore, è il più buono della famiglia
  • Brutale - Simone, che vuole ottenere tutto, anche con la violenza e la propria prostituzione
  • Non Mite - la madre, che nasconde la sua avidità e il suo desiderio di vedere i figli primeggiare anche a costo di accusare sempre gli altri per le loro mancanze
  • Non brutale - Rocco, che è costretto a combattere per provvedere a Simone, cercare di redimerlo, mantenere la famiglia
Una scena rappresentativa del dualismo all'interno del capolavoro di Visconti
  • Ingenuo - Rocco
  • Smaliziato - Nadia, prostituta, che conosce la vita e ha deciso di vendersi per ottenere benessere economico
  • Non ingenuo - Vincenzo, che sa come è la vita, anche se si mantiene onesto
  • Non smaliziato - Simone, affascinato dalla ricchezza della metropoli e ingannato dall'illusione di ottenere facilmente molti soldi con il pugilato, che rimane intrappolato dalla vita
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Le figure archetipiche più evidenti sono le seguenti:
  • viandante (Nadia)
  • martire (Rocco)
  • innocente (Luca)
  • orfano (Simone).
Il film è metafora dell'emigrazione cui erano (e tuttora lo sono) costretti gli italiani per trovare lavoro, dal sud al nord e delle loro speranze spesso tradite.

Due delle locandine del film

È allegoria dell'avidità e della brama di possesso che distrugge le vite.

Crea soprattutto l'inferenza che provenire da un mondo patriarcale, basato sul lavoro e sui valori umani e immergersi senza protezione in un mondo consumistico, senza valori tranne quello del denaro, corrompe l'animo umano e distrugge le persone.


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