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OSSIMORO NEL GLOSSARIO DI POLISEMANTICA


Un' interessante parola chiave del glossario di Polisemantica è "ossimoro". Si tratta di una figura retorica che consiste nell'accostamento di due termini di senso contrario o comunque in forte antitesi tra loro, o meglio ancora nella loro giustapposizione, sino a fonderli uno nell'altro al punto da creare un concetto nuovo.

Diversamente dall'antitesi due termini opposti non sono solo contrari tra loro ma si fondono in un’unico concetto, producendo una realtà nuova.

"Ghiaccio bollente" è l'ossimoro coniato come soprannome da Alfred Hitchcock  per definire la bellezza algida e la sensualità dell'attrice Grace Kelly. Come la sensazione del cubetto di ghiaccio che pare stia bruciando la mano quando lo si tiene sul palmo, pur essendo gelido.

Grace Kelly, "ghiaccio bollente" secondo la felice definizione di Hitchcock  
Altri esempi di ossimoro sono disgustoso piacere, Paradiso infernale, illustre sconosciuto, silenzio assordante, buio luminoso, lucida follia. Lo stesso termine "ossimoro" (dal greco antico composto da oxis «acuto» e moros «ottuso») è un ossimoro, in quando significa in senso letterale "acutamente ottuso" o ottusamente acuto".

In Letteratura troviamo svariati esempi di ossimoro. Uno dei più elevati e belli è stato usato da Dante Alighieri nel XXXIII canto del Paradiso, terza cantica della Divina Commedia.

Ecco i versi:

"vergine madre, figlia del tuo figlio,
umile e alta più che creatura,
termine fisso d'etterno consiglio"

Maria, vergine madre, nella Madonna del Magnificat di Sandro Botticelli
È evidente che il concetto di "vergine madre" è di per sé impossibile, in quanto i due termini si contraddicono, essendo uno l'opposto dell'altro, ma servono a Dante per esprimere il dogma cristiano della perpetua verginità di Maria divenuta madre per grazia dello Spirito Santo, quindi in modo sovrannaturale.

In Pittura abbiamo un ossimoro nel dipinto "L’impero delle luci" di René Magritte (1954) in cui vediamo un cielo azzurro intenso percorso da nuvole bianche e una casa in un parco immersa nel buio cupo della notte, con solo la luce di un lampione. Nell'ombra c’è la luce del lampione, nel cielo azzurro spicca l’albero scuro. L'ombra è luminosa, la luce è oscurata.

L'impero delle luci di René Magritte
Oppure la celebre “Ballerina alla sbarra”, di Fernando Botero, che contrappone e unisce la leggerezza e la grazia della danza alla costituzione obesa della protagonista stessa del quadro. La ragazza di Botero è un'agile obesa o se si preferisce è una danzatrice dotata di una pesante grazia.

La danzatrice, agile obesa di Botero
Nel Cinema potremmo parlare di "Piccolo Grande Uomo" del 1970, diretto da Arthur Penn, basato sull'omonimo romanzo di Thomas Berger e interpretato magistralmente da Dustin Hoffman, in cui a causa della sua bassa statura e del suo coraggio nella lotta, il protagonista viene chiamato, con un ossimoro, "Piccolo Grande Uomo".

Il piccolo grande uomo interpretato da Dustin Hoffman
Un altro esempio è "Gli amanti del Pont-Neuf" di Leos Carax e l'ossimoro del non-luogo al centro di Parigi. Il ponte è un non-luogo, uno spazio inesistente, una realtà irreale,  un ossimoro posto fra cielo e terra, tra essere e non essere, tra routine e immaginazione, tra avventura e sistema.

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Oppure In "Ultimo tango a Parigi " film del 1972 diretto da Bernardo Bertolucci, interpretato da Marlon Brando e Maria Schneider in cui due perfetti sconosciuti, in un ossimoro portentoso, sono nell'atto sessuale uniti in un'unica entità, consapevoli dei più reconditi segreti dell'altro. Quindi "intimi estranei", fusi in una divisa unità.

Nella Pubblicità un esempio interessante lo troviamo nello spot SKODA  in cui il protagonista asserisce di essere "emozionalmente pragmatico".

Il protagonista emozionalmente pragmatico dello spot Skoda
Una figura retorica efficace e versatile, utilissima per aumentare lo spessore comunicativo dei testi e a coinvolgere percettivamente lo spettatore.

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