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LA CATTEDRALE DI NOTRE DAME DE PARIS, CALEMBOUR SIMBOLICO


Un testo è una successione coerente e ordinata di concetti tra due punti della comunicazione.

Da questo punto di vista Notre Dame a Parigi è un testo plastico ricco di simbologia e polisemantico, ovvero con molteplici significati.

Vista nel suo insieme la facciata occidentale, affiancata dalle torri campanarie gemelle, è metafora della lettera H.

Nell'alfabeto ebraico la hêt (H) è composta graficamente dall'unione di altre due lettere, una wâw e una zaîn, unite da un piccolo ponte. La prima allude al collegamento tra terra e cielo mentre la seconda simboleggia la sovranità divina sul mondo fenomenico.

È inoltre l'iniziale della parola hayìm (vita) e di Havvà (Eva). Allude quindi all'idea della madre, e per i credenti la Madre per eccellenza è Maria, madre di Dio.

Questo codice architettonico è un prototipo che si allaccia all'archetipo della Madre e verrà stereotipato da altre chiese costruite a partire dal XIII secolo dedicate al culto mariano.

A Notre Dame le icone inviano un messaggio, i simboli un altro
L'intera cattedrale, pur essendo com'è ovvio un testo religioso, dedicato a illustrare iconicamente la vita e la figura di Maria e di altre identità sacre, oltre che del demonio, è anche un testo con ulteriori significati cabalistici e alchemici.

Quindi, le icone hanno un significato, ma i simboli rimandano ad altro.

Un esempio di tale polisemia lo si trova sulla misteriosa dedica del transetto sud in cui appare la scritta:

«Anno Domini MCCLVII mense Februario idus secondo hoc fui inceptum Christis genitus honore kallensi lathomo vivente Johanne Magistra.»

La traduzione letterale di questo motto è la seguente:

«Nell'anno del Signore 1257, il secondo giorno delle idi di Febbraio, quest'edificio è stato dedicato alla Madre di Gesù Cristo da Mastro Giovanni, il cavapietre di Chelles.»

Applicando la cabala fonetica, nota agli ermetismi, secondo lettore modello, oltre ai fedeli della Chiesa, si scopre un testo nascosto.

Notre Dame è stata creduta per secoli un testo per iniziati al'alchimia
La parola "anno" designa l'anello o il cerchio metallico, emblema del Sole. La parola "Domini" lo indica dominante, alto sull'orizzonte.

Le lettere "MC" sono acronimo di Medium Coeli. "CLVII" è la coniugazione del verbo cluere, che può essere tradotto  "esaltare, essere illustre, brillare".

"Mense" oltre a essere tradotto con "mese" è anche derivazione da mensio, "pesare, misurare". "Februario" oltre a tradurre il mese di Febbraio, indica l'azione di purificare. "Idus" non significa solo Idi, cioè il 15 di ogni mese, ma potrebbe essere una storpiatura del verbo "iduo", che potrebbe significare "separazione".

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Così, di traduzione in traduzione, attraverso il ricorso alla funzione metalinguistica, si ottiene infine un possibile altro senso alla iscrizione:

«A mezzogiorno pesa e misura (la materia prima). Purifica e separa. Consacra il crogiolo generatore, libera con prudenza lo spirito imprigionato nella materia. Vivificalo con il fuoco e (tramite lui) giungi alla Grande Natura.»

Una lettura polisemantica delle raffigurazioni della cattedrale
Forse tale traduzione, un calembour, nata dall'applicazione della cabala fonetica è eccessivamente di parte, ma per secoli fu tenuta in considerazione da generazioni di alchimisti che videro nella casa di Dio dedicata a Sua Madre, un testo iniziatico, comprensibile pienamente solo agli adepti.

Il calembour è un termine preso a prestito dalla lingua francese che indica un particolare gioco di parole, basato sull'omofonia di parole che si scrivono in maniera identica o simile ma hanno significato diverso.

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