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BRANDO, L'OSSIMORO DEL TESTO ACRONICO


Sebbene il valente Paolo Longarini, abbia scritto chiaro e tondo nella sua prefazione "Non ho idea di come funzioni, non credo nessuno possa spiegare come nasce un'idea da mettere poi su carta. Ci sono tecniche, certo, c'è del metodo da imparare, sicuro, ma niente potrà mai insegnarti a scrivere la storia di una filastrocca omicida o dell'amore assurdo tra un architetto e una giovane prostituta. Ti viene in testa, punto", in realtà pare che l'autore di Brando conosca e usi molto bene una serie di strutture semionarrative estremamente efficaci e innovative.

Paolo Longarini, autore di Brando, a destra che firma le copie
Per esempio l'organizzazione del romanzo in capitoli.

Normalmente il romanzo è un testo diacronico, che significa che è una serie ordinata e coerente di concetti tra due punti della comunicazione, quello iniziale e quello finale, in cui l'ordine è successivo, consequenziale, che insomma segue un ordine naturale: capitolo 1, capitolo 2, capitolo 3 e via discorrendo sino alla fine del romanzo.

E' un testo diacronico anche un film (se vuoi capirci qualcosa occorre vedere il film nell'ordine deciso dal regista, scena prima, scena seconda, sino alla scritta "the end").

Il testo sincronico è invece una "serie ordinata e coerente di concetti tra due punti della comunicazione, quello iniziale e quello finale" in cui però l'ordine di fruizione di tali concetti lo decide il fruitore: per esempio un quadro, in cui chi guarda decide da dove iniziare e dove finire l'osservazione ammirata del dipinto, o un sito web, in cui pur essendoci una Home Page, non è obbligatorio iniziare la visita da lì: a volte si legge l'articolo di proprio interesse, si naviga qua e la tra le pagine del sito  e la si snobba tranquillamente.

Brando, l'opera acronica
Ecco, il testo "Brando" è interessante perché segue una strada innovativa e originale: inizia con il capitolo 9, continua con il capitolo 5 e via via la storia si dipana in una serie di flashback che creano un testo acronico, senza tempo, nel senso che potrebbe sembrare diacronico (in fondo è Longarini che ha deciso di fare iniziare la lettura con il capitolo 9), ma non è vero perché l'indicazione del numero del capitolo stimola il lettore a ricercare il capitolo 1 e iniziare da lì, anche se esso lo si trova solo a metà romanzo.

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Quindi è come se i concetti di diacronico e di sincronico nel testo di Longarini si annullassero a vicenda dando origine a una nuova temporalità atemporale, quella acronica, appunto.

In pratica in Brando accade che si rimettano in discussione i concetti di fabula e intreccio, uno dei punti cardinali del formalismo russo.

Vladimir Propp, padre del formalismo russo
La fabula è la connessione temporale e logica di eventi.
L’intreccio è la disposizione dei medesimi eventi nel testo secondo un ordine che non è quello logico temporale, ma è quello del testo, cioè quella che l'autore ha voluto creare.

Ma qual è il tempo del testo in Brando?

Uno, nessuno e centomila, direbbe Pirandello, in quanto il gioco è avvincente: il romanzo è modulare, non solo nel senso che ogni capitolo è un racconto a sé, ma anche perché nascono infiniti impliciti, temporalità e sensi del testo a seconda della lettura scelta, della successione preferita nella lettura dei capitoli.

L'autore di Brando
Una storia, anzi, molte storie interessanti, quindi, sono costruite a più livelli in questa opera delicata e toccante, divertente e amara, a dirla con un ossimoro che racconta di un'attualità remota e che quindi ha la connotazione di un moderno classico della letteratura.

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