NEWS
Loading...

EUGENIO MONTALE: SPESSO IL MALE DI VIVERE HO INCONTRATO


Si tratta di una delle poesie più intense e famose di Eugenio Montale, pubblicata nella raccolta "Ossi di seppia" del 1924.

È costruita su un'accumulazione di simboli del "male di vivere" (rivo strozzato che gorgoglia, incartocciarsi della foglia, cavallo stramazzato).

Un elenco di tutto che è antitetico alla voglia di vivere, all'entusiasmo e richiama una serie di condizioni che inibiscono la gioia, la vita, il movimento, la piena espressione di sè. Il rivo è strozzato, la foglia accartocciata, quindi morente, il cavallo stramazzato.


La divina Indifferenza diviene la prosopopea dell'unica speranza concessa all'Uomo, secondo il pessimistico parere del Poeta: non esiste altra possibilità di salvezza se non nella condizione prodigiosa di un atteggiamento di superiore distacco che equipara l’uomo alla divinità.

Il male di vivere può essere non annullato, ma almeno attenuato dall'indifferenza, che porta ad un distacco dalla realtà e quindi dal dolore.

Così come inizia, la poesia termina con un'accumulazione di simboli, stavolta dell'indifferenza (statua, sonnolenza del meriggio, nuvola, falco) che sono però anch'essi simboli dell'immobilità, antitetica al movimento e quindi alla vita vissuta.


Interessante la similitudine con il v.104 del Canto notturno di un pastore errante dell’Asia di Leopardi: “…a me la vita è male” e con il "mestiere di Vivere" di Cesare Pavese "...non c'è altro al mondo che sofferenza".

L'intero componimento è allegoria della esistenza infelice di quanti non trovano più ragioni per vivere e senso al proprio stare al mondo, il cui dolore viene attenuato dall'apatia e dalla morte dei desideri.

L'archetipo implicitamente evocato è quello dell'orfano, che desidera la vita piena ma non la scorge più e si limita a sopravvivere, giorno per giorno, nella "sonnolenza del meriggio".

Ecco gli splendidi versi:

Spesso il male di vivere ho incontrato:
era il rivo strozzato che gorgoglia,
era l'incartocciarsi della foglia
riarsa, era il cavallo stramazzato.
Bene non seppi; fuori del prodigio
che schiude la divina Indifferenza:
era la statua nella sonnolenza
del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato.



0 commenti: