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HARRY POTTER E NEVILLE PACIOCK: GLI ARCHETIPI COMPLESSO E COMPOSTO


Tra i protagonisti della saga di Harry Potter oltre al celeberrimo mago con gli occhialetti tondi, si piazza, a pieno titolo, un personaggio, che almeno all'inizio della vicenda, pareva fosse destinato a non essere altro che una patetica caricatura, l'imbranato dal cuore d'oro ma assolutamente inadatto alla vita.

Neville Longbottom (o Neville Paciock nella traduzione italiana, con evidente riferimento per assonanza, al termine "pacioccone" ovvero persona dal carattere gioviale e bonario) è per esteso la personificazione del suo cognome, secondo il detto latino che "nomina sunt omina", i nomi sono destini.

Un giovane Matthew Lewis nei panni di Neville Paciock nella trasposizione cinematografica di Harry Potter
Sempre imbranato, sfortunato e smemorato, pare talmente inadatto al mondo dei maghi da sembrare quasi un "Magonò", ovvero un individuo  della razza dei maghi ma privo di poteri.

Il giovanissimo Harry, invece, sin da subito, si distingue per le sue doti magiche: sa volare con naturalezza e precisione sulla scopa immediatamente, al punto da essere preso nella squadra di Quidditch sin dal primo anno di College, impara subito l'"incantum patronum", incantesimo difficilissimo per difendersi dai dissennatori, trova la pietra filosofale, uccide il basilisco, è insomma, sin dal primo capitolo, un portento pur in un mondo di esseri magici, abituati all'impossibile.

Harry Potter durante una partita di Quidditch
Al povero Neville nulla riesce bene: appena arrivato perde il suo animale totem, un rospo, perde il controllo della scopa volante e rischia di morire, è immediatamente preso di mira dai folletti blu della Cornovaglia e appeso al lampadario dell'aula. Insomma un vero disastro.

Neville Paciock alle prese con i folletti blu della Cornovaglia
Eppure, alla fine della saga, si riscatta e diviene, elemento determinante della sconfitta del Mago Oscuro, con la decapitazione di Nagini, il serpente/orcrux di Voldemort tanto e più di Harry Potter.

Come l'autrice è riuscita a trasformare il brutto anatroccolo in uno splendido cigno narrativo?

Si è basata sull'uso degli archetipi.

Ha "inventato" Harry come un archetipo complesso sin dal suo primo apparire: Harry è l'archetipo del mago, ovviamente, ma anche dell'orfano (ha perso i suoi genitori), del guerriero (combatte da subito contro Voldemort e i suoi mostri), dell'innocente (ha sempre l'animo puro del fanciullo, anche da adulto, e grazie all'amore dei suoi amici sente di avere tutto ciò che ha sempre desiderato); del viandante (viaggia tra il mondo dei maghi e quello dei "babbani") e infine del martire (sacrifica sempre volentieri se stesso per salvare i suoi amici e distruggere Voldemort).

Per Neville la J. K. Rowling ha usato invece un'altra tecnica: ha composto il suo archetipo volta per volta, aggiungendo un tassello alla costruzione per ogni episodio della saga e rendendolo complesso come quello di Harry, solo nell'ultimo episodio. Ha quindi realizzato un archetipo composto.

Neville all'inizio è solo un orfano: i genitori sono divenuti pazzi e stanno della clinica di malattie mentali dei maghi e lui vive con una nonna che lo ama ma non lo capisce né lo apprezza, e lo manda ad Howgards con la speranza di un miglioramento ma senza crederci troppo.

Poi, conoscendolo nei capitoli successivi, si scopre che è un innocente, anima candida che ama i suoi compagni e vive felice nella sua "Casa" Grifondoro.

Il cappello magico che colloca Neville Paciock nella "Casa Grifondoro"
È un martire, quando crescendo desidera proteggere i suoi amici e si mette in pericolo per loro, lui così schivo, riservato, mite e non desideroso di avventure. Impara a essere, per seguire Harry, Ron, Ermione e Luna, un viandante tra il mondo dei maghi e dei babbani.

Negli ultimi episodi si evolve culturalmente in un mago esperto di erbologia, al punto da poter aiutare Harry, con le sue competenze magiche, a superare prove ritenute impossibili o quasi.

Neville Paciock diventa un esperto di erbologia: l'archetipo del mago.
Nelle ultime scene si trasforma in un potente ed efficace guerriero, combattendo durante la campale battaglia di Howgards contro i mostri di Voldermort, i mangiamorte, i folletti, i troll, i lupi mannari e in una apoteosi finale, contro Voldemort stesso, o almeno contro l'ultima parte della sua anima, il serpente Nagini.

Neville Paciock sconfigge il serpente Nagini: l'archetipo del guerriero
Harry è subito un eroe. Neville fa un percorso narrativo e lo diventa, al pari del suo amico.

La semiotica, grazie alla sua "magiche" strutture semionarrative, ancora una volta vince.

Il bene, anche.