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LA JUVENTUS CAMPIONE D'ITALIA CON CARL GUSTAV JUNG


Carl Gustav Jung non compare nella lista dei convocati? In che ruolo gioca? È un nuovo allenatore o preparatore atletico di cui non si conosceva l'esistenza? O, come direbbero i detrattori, un nuovo arbitro compiacente?

Niente paura, non si tratta di un errore di formazione. Ci mancherebbe altro che far indossare al famoso psicoanalista una casacca da arbitro o farlo passare per un amante dell'arte pedatoria.

Carl Gustav Jung
Ma possiamo scoprire ugualmente come, in fin dei conti, possa descrivere il gioco del pallone più chiaramente di molti esperti del settore.

Nel calcio, come tutti sappiamo, esistono dei ruoli definiti con cui "classificare" un giocatore: può essere ad esempio un portiere, un difensore, un centrocampista o un attaccante.

Ma come ci ricorda Francesco De Gregori ne La leva calcistica del '68: "...non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore..." per proseguire con: "...un giocatore lo vedi dal coraggio, dall'altruismo e dalla fantasia..."

Ed è proprio su questi "nuovi ruoli" accennati dal cantautore romano che vogliamo soffermarci. E per farlo ci tornano estremamente utili gli archetipi analizzati proprio da Jung.

In breve ricordiamo che gli archetipi consentono di tradurre in simbolo gli avvenimenti che l'umanità vive nello sviluppo della coscienza.

Ora anche la partita di calcio intesa come avvenimento, o ancor meglio come testo, può avere i suoi attori, i suoi personaggi, che nella trasposizione simbolica possono diventare automaticamente degli archetipi.

Soffermandoci sugli archetipi comuni che si rifanno a quello principale dell’Eroe (nel nostro caso sarebbe utile dire degli eroi del pallone) troviamo:

  1. l'Innocente
  2. l'Orfano
  3. il Viandante
  4. il Guerriero
  5. il Martire
  6. il Mago


Ricordiamoli e proviamo a definire i nuovi ruoli interpretati dai calciatori.

L'Innocente è nel pieno della propria realizzazione, non ha quindi alcuna meta ulteriore da raggiungere. Potrebbe tendere solo alla caduta e teme quindi la perdita di tale stato di benessere, la perdita del Paradiso.

Se dovessimo individuare questo ruolo nei giocatori della Juventus vincitrice del campionato 2016 ci vengono in mente immediatamente i fantasisti come Dybala, Pogba o gli attaccanti portati al dribbling come Morata. Sono nel pieno della loro realizzazione, temono soltanto che qualche difensore (opponente) si frapponga in maniera rude alle loro azioni e li faccia capitombolare a terra.

L'Opponente Paletta fa capitombolare l'Innocente Dybala
Oppure temono di non avere il look giusto per interpretare la parte. Hanno quindi bisogno sempre di una nuova acconciatura o del calzino che si abbini al meglio alla scarpa indossata.

Una delle infinite acconciature dell'Innocente Pogba
La famosa prova del calzino dell'Innocente Morata con tutta la panchina infuriata per la perdita di tempo
L'Orfano è invece alla ricerca continua della sicurezza, del bene perduto e mai più ritrovato. È naturalmente rivolto alla speranza e la sua maggiore paura è quella dell’abbandono.

È la condizione vissuta dai giocatori "precari" come Hernanes, Padoin o il secondo portiere Neto. Tutti afflitti da una sindrome di insicurezza che ne giustifica talvolta le esclusioni da parte dell'allenatore.

Il Martire è alla continua ricerca della bontà, di un mondo giusto, caritatevole. Per ottenerlo è disposto anche al sacrificio personale, ha notevole capacità di rinuncia. Teme solo l’egoismo degli altri, ma anche il proprio, in qualche attimo di debolezza spirituale.

Chi può incarnare al meglio questo ruolo archetipico se non il mediano?

Nella Juventus 2016 non ci sono dubbi in merito: il giocatore più portato al sacrificio per la causa è rappresentato da Marchisio. Il codice mimetico del suo volto è sempre improntato alla sofferenza.

Il Martire Marchisio
Il Viandante desidera per sé l’autonomia più di ogni altra cosa, la libertà è per lui l’aria che respira. Il compito che si pone nella vita è relativo alla formazione della sua identità e quindi all'affermazione delle sue idee. Teme la routine, l’obbedienza alle regole imposte da altri.

Ancora una volta i fantasisti sono i protagonisti di questo ruolo archetipico: Dybala, Pogba o Cuadrado. Per loro conta prima di tutto l'essere belli da vedere, l'essere notati per la padronanza del dribbling e l'eleganza del palleggio.

Il Viandante Cuadrado

Il Guerriero deve invece combattere, questo è il suo compito, e per farlo deve sempre trovare la forza e utilizzarla. Ricerca quindi il coraggio e non può che temere la debolezza.

I giocatori della difesa come Buffon, Bonucci, Barzagli, Chiellini, Lichsteiner ed Evra sono dei veri e propri guerrieri, alcuni dei quali sono stati in grado di spronare la squadra ad inizio campionato, quando le cose non giravano per il verso giusto. Ma anche gli attaccanti possono avere questa dote: un esempio per tutti è quello di Mandzukic.

Il Guerriero Buffon
Per concludere il Mago ricerca in sé e negli altri la completezza, l’accostamento degli opposti, la pienezza della conoscenza e della condivisione. Vuole ottenere per sé la gioia e per gli altri la fede. Teme e odia la  superficialità. È la figura archetipica più complessa e realizzata.

Ovviamente tale ruolo archetipico non può che spettare all'allenatore. Massimiliano Allegri è il vero alchimista della Juventus, in grado di trovare (quasi sempre) la formula del successo della squadra da lui allenata.

Il Mago Allegri
Questi nuovi ruoli, anche se non possono spiegare al meglio le dinamiche del gioco, riescono comunque ad evidenziare gli aspetti comunicativi alla base del grande successo del calcio. 

I calciatori, intesi come i veri e propri "nuovi eroi" del nostro tempo, non possono che diventare archetipi.

E così, alla lettura della formazione della Juventus 2016, si potrebbe iniziare con: "Gianluigi Buffon, portiere e Guerriero, per finire con "Massimiliano Allegri, allenatore e Mago".

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