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LA RESURREZIONE DI PIERO DELLA FRANCESCA E LA DUPLICE RAPPRESENTAZIONE UMANA E DIVINA

L'affresco della Resurrezione è in genere datato agli anni sessanta del Quattrocento e si trovava in una sala di quello che era il palazzo del governo di Sansepolcro, oggi adibita a museo.

La scena è "introdotta" dalla rappresentazione di una bellissima architettura classica: un basamento sul quale poggiano due colonne scanalate in ordine corinzio e un'architrave.

Già questa importante connotazione architettonica (quasi la rappresentazione di un arco trionfale) serve a rimarcare l'importanza dell'azione che si svolge al suo interno.

Mentre quattro soldati romani dormono, Cristo si leva dal sepolcro ridestandosi alla vita.

La sua figura è al vertice di una piramide la cui base coincide con quella del sarcofago, i suoi lati obliqui sono accompagnati dalle posture dei soldati e il suo vertice culmina nell'aureola del Cristo.
Un segno di stabilità e vigore al tempo stesso.

La piramide è lo schema compositivo utilizzato nella Resurrezione di Piero della Francesca
Cristo, solenne e ieratico, divide con la sua possente figura in due parti il paesaggio: quello a sinistra, invernale e morente; quello a destra, estivo e rigoglioso.

L'antitesi con il dualismo morte/vita
Il paesaggio diventa così allegoria della passaggio antitetico dalla morte alla vita, con un richiamo ai cicli vitali citati da vari artisti precedenti, come nell'Allegoria ed effetti del buono e del cattivo governo di Ambrogio Lorenzetti.

In questo contesto sono da evidenziare le tre linee verticali del tronco dell'albero spoglio, dell'asta con il vessillo di Cristo e del tronco dell'albero rigoglioso. La sequenzialità da destra a sinistra definisce chiaramente, attraverso l'impiego delle categorie eidetiche, il messaggio di forza e rinascita.

L'applicazione delle linee diritte come categorie eidetiche
Tale accostamento (alberto morto/vessillo Cristo, tronco rigoglioso) genera l'inferenza che attraverso l'azione di Cristo la morte si trasforma in vita.

Un altro tema presente nell'opera è l'antitesi tra il sonno e la veglia, l'umanità ancora dormiente e Cristo unico risvegliato, con il contrasto tra la parte inferiore e terrena dei soldati e quella superiore della divinità.

In entrambi i casi (le linee diritte delle categorie eidetiche e l'antitesi sonno/veglia), lo spazio "vivo e vigile" doppia quello "morto e addormentato". I dualismi non sono simmetrici, ma tendono a estendere il significato del risveglio e della vita, alla base della Resurrezione.

L'antitesi tra i dormienti e il risvegliato
Come spesso ritroviamo in Piero della Francesca la costruzione geometrica della composizione si estende alle stesse figure umane: queste divengono astratte e immutabili, quasi appartenenti a un ordine superiore.

Questo effetto trova la sua massima esaltazione nella statuaria posa del Cristo, modellato come una statua antica, con un piede appoggiato sul bordo, a sottolineare l'uscita dal sarcofago, e la mano destra che regge il vessillo crociato, simbolo del suo trionfo.

Il punto di osservazione prevederebbe una veduta dal basso, come si evince dalla prospettiva delle teste dei soldati, ma Piero della Francesca impone un ulteriore punto di osservazione per il Cristo.

Il doppio punto di osservazione introdotto da Piero della Francesca
Del resto questo dualismo non deve sembrare strano. Prima di tutto perché Piero della Francesca è un "maestro" della prospettiva, come si può dedurre dal suo fondamentale trattato "De prospectiva pingendi".

In secondo luogo perché il doppio punto di osservazione evidenzia la doppia natura della rappresentazione: quella umana e quella divina. Cristo appare così sottratto alle leggi terrene e più che mai vicino all'osservatore.




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