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M'ILLUMINO D'IMMENSO DI UNGARETTI E LA SCOPERTA DELL'ETERNITÀ


E' la poesia più celebre e breve di Ungaretti, il cui titolo è "Mattina".

Fu scritta dal poeta mentre era soldato sul fronte del Carso durante la Prima guerra mondiale, nel 1917.

E' un ossimoro, in quanto esprime la fusione di due elementi contrapposti, l'umano e l'infinito, il singolo e l'immenso.



E' anche un'analogia, una forma di metafora accorciata, riferita alla comprensione improvvisa e illuminante del senso della vastità del cosmo.

E' un'iperbole che intende dare il senso di esagerazione dell'esperienza vissuta dall'autore e una sineddoche, in quanto una parte, il singolo essere, si illumina del tutto.

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Il titolo è metafora del momento della giornata nel quale si viene abbracciati da una luce molto intensa proveniente dall’alto, accompagnata da una sensazione di calore e allegoria della consapevolezza dell'esistenza dell'eterno che ci avvolge e ci sovrasta.



E' antitetico al famoso verso di Leopardi "e il naufragar m'è dolce in questo mare" in quanto in tale verso era l'uomo che si immergeva nell'eternità, mentre nei versi ungarettiani è l'eterno che si immerge nell'Uomo.



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Le opere d’arte sono una miniera inesauribile di simboli e significati che vanno oltre l'immediata fruizione estetica.


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