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L'austerità e l'allegria del dopoguerra

Mike Bongiorno, se fosse ancora tra noi, troverebbe la forza d'animo di esortarci all'allegria, evocando e augurando un sentimento con il quale, dal dopoguerra in poi, salutava con enfasi e ottimismo il suo pubblico?

Erano tempi di ricostruzione, di vigore intellettuale e fisico di persone desiderose di vivere, dopo tanta guerra, tanta paura, tanta distruzione, tanto dolore.

Erano tempi di rinascita culturale, sociale e politica e si sentiva un bisogno disperato di allegria e di leggerezza, malgrado, anzi, a causa, degli innumerevoli lutti.

Chi muore giace e chi vive si da pace, o se si preferisce, "The show must go on", che non è ipocrisia, ma la
sana forza della vita, senza la quale saremmo una specie estinta già da un pezzo.

Oggi la situazione è antitetica.

Siamo in una situazione sociale, politica, economica drammatica. Stiamo vivendo, tacitamente, una mai dichiarata ma crudelmente e pienamente combattuta Prima Guerra Globale Economica e ne siamo le vittime, popolazione civile inerme di fronte alle bombe finanziarie che annientano il nostro presente e distruggono, polverizzano il futuro nostro e dei nostri figli.

In questi momenti occorre trovare la forza, ma anche la leggerezza, la resistenza, ma anche il dinamismo, l'ottimismo della volontà che deve sconfiggere il pessimismo della ragione.

Invece, intorno a noi, si sente solo parlare di tasse, regole, austerità, sacrifici, disoccupazione, mancanza di commesse, fallimento di aziende, vero motore economico e sociale del Paese,povertà incombente  e in effetti già drammaticamente presente, al punto di essere talvolta miseria, disperazione, suicidio.

Si dovrebbe usare un linguaggio propositivo e invece sentiamo solo insulti e imprecazioni, la pesantezza ci avvolge tutti in una cappa pesante, mortale e ci impedisce di sorridere, di sperare, di vivere.

La Chiesa, attraverso papa Francesco, ci richiama alla povertà e alle semplicità, invito giusto e santo in periodo di abbondanza, perché il cattivo uso delle ricchezze genera infelicità e male, ma ulteriormente angoscioso in un periodo di recessione economica.

Certo occorre consolare i poveri, ma prima ancora occorre dar loro la forza spirituale e psicologica di combatterla la povertà.

La presidente della Camera si accora per gli ultimi, i poveri, che diventano in Italia sempre di più.

E' lodevole la sua preoccupazione, ma lo Stato, prima di soccorrerli i poveri, deve fare in modo che non si creino e dare ai cittadini, alle famiglie, alle imprese soprattutto, che sono fucine di lavoro e di ricchezza, la possibilità concreta, fisica, di non diventare poveri.

Non bisogna alleviare la povertà, occorre evitarla.

Il rapporto deve essere di antitesi, non di similitudine

Alessandro Diletto

1 commenti:

Anonimo ha detto...

Forse occorre alleviare la povertà presente e darsi da fare per evitare quella futura, senza chiacchiere e senza carità "pelosa".