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Il XIX canto dell'Inferno di Dante, i simoniaci e la corruzione in Italia

"la vostra avarizia il mondo attrista,
calcando i buoni e sollevando i pravi"


vv 104, 105 XIX canto inferno


La vostra avidità rattrista il mondo, calpestando i buoni e sollevando i malvagi.


Il canto diciannovesimo dell'Inferno di Dante è una fiera invettiva contro i simoniaci, coloro per vendono per denaro le cose sacre e metaforicamente per tutti coloro che per prostituiscono la propria coscienza.

Niccolo III, papa Gaetano Orsini è quindi icona del simoniaco, simbolo della simonia, allegoria del malcostume, sempre esistito e in questi tempi, soprattutto in Italia tanto opprimente, della corruzione.

La corruzione, la vendita per denaro del bene comune, lo scambio pagato per ottenere assoluzioni, raccomandazioni, favori personali e istituzionali, è un cancro che
divora la società, lacera i legami sociali, il rapporto tra Istituzioni e cittadini, tra simpatizzanti di un partito e la dirigenza di questo.

E' un peccato grave, poichè corrompe, imputridisce, dissolve la vitalità di una comunità, di una Chiesa, di un Paese.

Dante, simboleggiandolo con la pena prevista per i simoniaci, lo punisce con la legge del contrappasso, conficcando le anime prave come pali nella pietra infernale a testa in giù, con le piante dei piedi torturate dalle fiamme ardenti, destinate, all'arrivo dell'anima simoniaca del successore, a inserirsi, schiacciata e informe, nella pietra, nel buio e solitudine immense e perpetue dell'eternità infernale.

Un Canto quanto mai attuale, il 19 dell'Inferno dantesco.

Se invece di essere opera letteraria fosse verità, il Poeta non avrebbe che l'imbarazzo della scelta fra i nostri contemporanei, da inserire nei pozzi della bolgia infernale.

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