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David, Marat e l'arma degli intellettuali

L’analisi e il valore di un’opera artistica o letteraria, di norma, non possono mai prescindere dal momento storico in cui essa è stata realizzata.

Questa regola fondamentale va tenuta ancora più in considerazione quando ci si accosta a un pittore come Jacques Louis David, vero testimone culturale e simbolo del cambiamento di un’epoca. La sua produzione artistica è sempre andata di pari passo, infatti, con le vicende politiche della sua nazione: nato sotto l’Ancien Régime, cresciuto tra i tumulti della Rivoluzione Francese, morto sotto la dittatura napoleonica.

Nonostante la formazione neoclassica e la predilezione per le vicende a sfondo mitologico, una delle opere più significative di David narra una vicenda del tutto contemporanea: la morte di Jean-Paul Marat, assassinato da Charlotte Corday nel luglio del
1793, esattamente quattro anni dopo la simbolica Presa della Bastiglia.

Questo straordinario dipinto, oltre a riferire le modalità e le circostanze dell’assassinio, assume il significato di un elogio funebre: la vasca da bagno sembra avere già le sembianze di una bara, sua icona, mentre la dedica e la firma del pittore hanno tutte le caratteristiche di un epitaffio; inoltre, la dicotomia antitetica vita-morte è interamente affidata alla divisione cromatica del quadro.

Il vero fulcro dell’opera, però, è connotato dai due oggetti posti nella parte inferiore della tela: il coltello insanguinato, effettiva arma del delitto, e allegoria di distruzione si contrappone antiteticamente alla penna d’oca con cui Marat aveva firmato la missiva della Corday, metafora della forza intellettiva con cui il giornalista e politico aveva promulgato le sue idee rivoluzionarie.

 Marianeve Lentini

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