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Il climax, le troie, i puttanieri, Fiorello, Battiato e Grillo

Talvolta, quando si dice due pesi e due misure... il vecchio adagio si applica perfettamente alla vicenda avvenuta a Franco Battiato, che è stato licenziato dalla giunta siciliana per aver offeso il Parlamento e gli onorevoli deputati con l'epiteto "troie", metafora della prostituzione politica, di coscienza e intellettuale della classe dei governanti.

Il tutto mentre il giorno prima Beppe Grillo aveva inveito contro i "padri puttanieri", definendo così Bersani, Berlusconi, Fini, Casini, Monti e via discorrendo.

Troia è un termine popolare utilizzato denotativamente per indicare la femmina del maiale e, connotativamente, termine volgare o offensivo per indicare una prostituta.

Ma come, si è chiesto Fiorello che imitava Battiato, si può dire puttanieri e non troie? Perché mai tanta indignazione per la mia esternazione mentre nessuno ha osato ribattere a Grillo?  Il termine "troie" si trova in
un livello di maggiori gravità nel climax creato con il termine "puttanieri"?

Vi è una implicazione nella gag di Fiorello: si sta creando una sorta di sudditanza psicologica nei confronti dell'ex comico, leader del Movimento 5 Stelle che organizza, comanda, decide e gestisce pur non essendo stato nemmeno eletto, che può dire, fare, disfare, offendere, usare il linguaggio triviale che preferisce per offendere chicchessia senza temere alcun rimbrotto mentre lo sdegno e l'offesa si eleva dai banchi della Presidenza di Montecitorio se a usare un linguaggio osceno è qualcun altro.

A parte la grave deriva linguistica, metafora di quella sociale a cui si assiste ogni giorno, proveniente da ogni angolo del Paese, specialmente da Televisione e Istituzioni, emblema della decadenza sociale italiana, non si capisce questa antitesi, questa disparità di trattamento e di percezione tra due situazioni, quella di Battiato e quella di Grillo tra loro unite in effetti da forte similitudine.

Alessandro Diletto

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