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Gli amanti passeggeri: l'importanza della parola nella metafora ad alta quota di Almodóvar

Almodóvar, con il suo ultimo film "Gli amanti passeggeri", ha scelto di ambientare ad alta quota le comiche peripezie dei suoi personaggi.
"In aereo io non ho mai avuto esperienze estreme, paragonabili anche lontanamente con quelle che vedete nel film" racconta il regista.

"Il mio scopo" prosegue "era mettere i protagonisti in un luogo chiuso, da cui non potevano scappare, e sottoporli a una grande tensione."


Ha in pratica utilizzato le categorie semantiche metriche legate ai concetti di piccolo, angusto, stretto per connotare lo spazio a disposizione in maniera tale da creare una allegoria della necessità di  affrontare
le difficoltà quando non si hanno possibilità di fuga da esse, con senso di responsabilità.

Un genere che, come ricorda anche Almodóvar, ha del resto una sua tradizione, che va da Airport a L'aereo più pazzo del mondo.

Ma il vero intento del regista è quello di porre i personaggi in relazione all'importanza della parola: "Ho voluto far sì che i personaggi lottassero contro la paura e l'incertezza attraverso la parola: a bordo gli schermi sono spenti, qualsiasi consolazione televisiva è lontana".

Senza interferenze "mediatiche" e con un confronto necessariamente diretto per la contiguità spaziale, emergono tutte le incertezze dei protagonisti.

E con una differenza sostanziale rispetto alle precedenti opere del maestro: ""Allora volevo celebrare l'avvento della democrazia nel mio Paese: ora invece questo velivolo in pericolo, senza direzione e forse destinato a non atterrare, è una metafora della Spagna attuale".

Ecco il trailer del film:

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