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Beppe Grillo, il Movimento 5 Stelle e la democrazia elettronica: ossimoro o sinonimo di democrazia partecipata 'dal basso'?

Beppe Grillo e il Movimento 5 Stelle da anni urlano all'Italia e al mondo che la democrazia passa ormai dalla Rete, dove un voto vale uno.

Edoardo Novelli, docente di comunicazione politica presso l'Università di Roma Tre ha rilasciato oggi una breve intervista in cui afferma che oggi la politica tende ad abbattere le distanze tra cittadino e rappresentanza: "Oggi si vota uno come te, prima l'idea era eleggere i migliori elementi della società. Un fenomeno di popolarizzazione che passa dal cagnolino in
braccio, la birra al pub. Prima la politica era un'avanguardia, erano i competenti, i più formati.

Ma in fondo l'élite esiste, seppure di altro tipo, anche nell'idea della democrazia partecipativa". Ovvero, spiega il professore: "Anche con l'evoluzione delle piattaforme, il problema resta sempre la diffusione, ovvero quante persone sono coinvolte nelle decisioni democratiche partecipate".

Quindi "dal basso" fino a un certo punto: "Sì, esiste un'élite del web, che è anzitutto quella che ha accesso alla connettività, e poi ha le capacità di gestire le tematiche. C'è sempre un gruppo più rappresentativo a cui il cittadino delega". Insomma la democrazia partecipata al tempo di internet ha senso solo se la Rete tocca tutti, oppure il web ha permesso in qualche modo di abbassare la soglia di ingresso al dibattito? "I gap tecnologici esistono, la soglia rimane comunque alta, perché richiede competenze e professionalità.

La domanda sorge spontanea. In una società in cui sette persone su dieci non sono in grado di comprendere un testo di media difficoltà scritto nella propria lingua e in molti hanno difficoltà ad acquistare un biglietto del treno da una emettitrice automatica si può veramente parlare di democrazia dal basso come sinonimo di democrazia elettronica?

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