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La vecchia politica e la spazzatura. Lo spot elettorale (e subliminale) di Mario Monti.

Un commovente, sentito, pacato eppure deciso tono di voce di Mario Monti accompagnato da una colonna sonora struggente e insieme ardimentosa.

Scene e concetti che si rincorrono per antitesi: uomo di governo/nonno, vita pubblica/vita privata, prima/dopo Monti, loro/noi, i vecchi partiti/Scelta civica/diseguaglianza, equità, disoccupazione/lavoro, passato/futuro e via dicendo.

Addirittura plateale l'accostamento tra le parole (la vecchia politica) con l'immagine di sfondo (la spazzatura) per creare nella mente degli spettatori a livello inconscio l'inferenza che via sia una similitudine tra vecchia
politica e spazzatura, che ne diventa quindi metafora. L'allusione è che che la spazzatura occorre buttarla (e la vecchia politica, anche).

Un invito inconscio quindi ad allontanarsi dalla politica sporca (gli altri, con immagine di una lunga fila di auto blu, simbolo del privilegio dei burocrati) per avvicinarsi alla politica pulita (i montiani, simboleggiati da Mario Monti nonno che gioca con i nipotini - con le costruzioni, naturalmente, dato che il messaggio che vuole inviare è che la sua lista costruirà l'Italia nuova-)

Un po' patetico e già visto negli spot berlusconiani di circa venti anni fa l'idea stereotipa della famiglia felice, dei nipotini accuditi e amati dai nonni (l'implicazione è che nell'Italia gerontocratica odierna non si addice l'idea dei genitori con i figlioletti, meglio colpire il target giusto degli ultracinquantenni, sempre in prima linea, sempre dinamici, sempre in grado di decidere e 'salvare' le nuove generazioni, mentre i giovani non possono essere attivi, loro sono "generazione perduta", parole di Monti).

Ecco lo spot elettorale:

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