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Glass, gli occhiali di Google, la realtà aumentata, le monadi di Leibniz e il gelato alla fragola

"Glass" è il nome degli occhialini di Google che dopo mesi di voci e indiscrezioni diventano finalmente realtà (aumentata). Capiranno subito cosa cerchiamo, cosa vogliamo.

Gli occhiali di Google mostrano sulle loro lenti informazioni rilevanti per chi li indossa: indicazioni stradali, per esempio. Ma pure orari delle partenze degli aerei, previsioni del tempo o informazioni sugli oggetti che entrano nel campo visivo degli occhiali. E poi gli aggiornamenti dai diversi social network. Appunto la realtà aumentata da una serie di informazioni prese dalla Rete e dai suoi servizi.

Insomma, l'essere umano non si interfaccerà più con la "realtà" che lo
circonda con gli occhi, insieme agli altri sensi mezzo di percezione del mondo, ma attraverso il dispositivo digitale.

Una sorta di occhio bionico digitale offrirà all'essere umano la percezione del mondo alternativa, non più analogica.

Per uno strano paradosso, quest'occhio in più, però, anziché avvicinarlo ancora di più al mondo e ai suoi simili, lo chiuderà sempre di più in un universo tutto suo, profondo ma non esteso.

In pratica lo renderà una monade. La parola monade deriva dal greco μονάς monas (a sua volta derivante da μόνος monos che significa "uno", "singolo", "unico")

«Le monadi non hanno porte né finestre» e quindi non possono comunicare con l'esterno; eppure c'è un universo per tutti e in effetti, vi sono tanti universi quante sono le monadi. Ognuno di noi proietta un suo mondo.

Questo il pensiero di Goffredo Leibniz, tedesco, nato a Lipsia nel 1646, che viene ricordato per la frase: “Viviamo nel mondo migliore possibile”.

Era laureato in legge, figlio d’un professore universitario. Divenne matematico, fisico, scienziato e filosofo. Scoprì il calcolo infinitesimale tre anni prima di Newton. Inventò la calcolatrice anni prima di Pascal, e soprattutto scoprì l’inconscio duecento anni prima di Freud.

Le monadi che si scontrano le une con le altre ma non si incontrano mai.

Ecco cosa potrebbe avvenire se sempre più queste tecnologie frapporranno elementi meccanici o digitali fra noi e gli altri, fra noi e la realtà fisica che ci avvolge sinché siamo vivi.

Ci sfioreremo, le esistenze degli uni lambiranno quelle degli altri, interagiremo digitalmente con i nostri avatar, sapremo in diretta la composizione chimica di un gelato, la provenienza dei suoi ingredienti, il suo volume cubico, il calcolo dei grassi e delle proteine, ma magari dimenticheremo in questa apoteosi di dati e informazioni che accanto  c'è una personcina speciale che avrebbe voluto dividere con noi solo l'emozione di gustare insieme un gelato alla fragola davanti al mare.

Ecco una soggettiva con i nuovi occhiali:

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