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PAOLA FERRARI E LO STOP ALLA DIFFAMAZIONE SUI SOCIAL NETWORK


"Il libero pensiero non deve essere diffamatorio nei confronti degli altri". Paola Ferrari ha vinto la sua prima battaglia contro i social network come conferma la sentenza del tribunale di Livorno.

La nota presentatrice ha citato anche il caso di Carolina Picchio, la ragazza suicidatasi per i continui insulti subiti su Facebook.

In realtà Paola Ferrari da un punto di vista comunicativo non ha fatto altro che confermare uno dei problemi legati al web 2.0, vale a dire la commistione dei due attanti delle comunicazione: emittente e destinatario.

Nel momento in cui tutti diventano emittenti, la componente di reazione, di commento, di valutazione anche spropositata a qualsiasi stimolo suggerito da qualunque testo (trasmissione televisiva, spettacolo, ecc.) una volta tipica del ricevente, viene invece immediatamente pubblicata, grazie ai nuovi canali social.

Ci sarebbe poi il discorso delle trasmissioni televisive, che con le loro tipiche sceneggiate, epiteti gratuiti e sproloqui di ogni genere definiscono un modello già codificato (quasi un format) per il neo-emittente 2.0.

Ma questa è un'altra storia comunicativa.

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