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La iperidondanza

La ridondanza è la ripetizione di un concetto, parte di un messaggio che può essere eliminato senza perdita sostanziale di informazione. Potrebbe quindi sembrare una inutile
sovrapposizione di messaggi, ma l'esperienza insegna che "repetita iuvant", ovvero le ripetizioni giovano.

Siamo infatti strutturati in modo tale da avere bisogno di ripetere o ascoltare più volte uno stesso concetto per impararlo. Non per niente le poesie a memoria le si imparano solo ripetendole continuamente, e tale tecnica è in parte utilizzata nel processo comunemente definito "lavaggio del
cervello".

Il tutto si basa sulla teoria della griglia percettiva (o percezione selettiva): noi ricordiamo solo ciò che, passato al vaglio della nostra griglia personale, formata da background culturale, convinzioni politiche e religiose e vissuto personale, in qualche modo coincide con le nostre preesistenti opinioni.

Ma per superare tale griglia, il messaggio deve essere reiterato, attraverso la tecnica della ridondanza.

La ridondanza temporale, ovvero l’iterazione, anche ossessiva, dello stesso messaggio, è quella tipicamente usata (e abusata) nella pubblicità, specialmente televisiva. Si ripete
in un certo lasso temporale sempre il medesimo slogan, si ripropone sempre il medesimo spot, anche a pochi minuti dal precedente, per un determinato numero di volte, spesso elevato. Il tentativo è di fare memorizzare al pubblico un prodotto, una marca, al fine di influenzarne i comportamenti d’acquisto.

La ridondanza spaziale è invece la ripetizione del medesimo concetto non nel tempo ma nello spazio, per esempio tappezzando una via con il medesimo cartellone pubblicitario che riprodotto centinaia di volte, riporta sempre il medesimo messaggio pubblicitario o di propaganda politica.

Quando le due ridondanze si uniscono, abbiamo un caso di iperdirondanza, ovvero il messaggio di ripropone sempre identico a se stesso non solo nel tempo ma anche nello
spazio.

E' l'ultima frontiera del marketing a utilizzare l'iperidondanza: nelle stazioni ferroviarie centinaia di monitor ripropongono in ogni spazio sempre il medesimo spot che si ripete, si ripete, si ripete...

Si dovrebbe quindi dedurre che moltiplicando il fattore ridondanza temporale con il fattore ridondanza spaziale si centuplicano le possibilità che l'utente sia sottoposto a un messaggio e che quindi, volente o nolente lo introietti più velocemente e in modo più sedimentato e quindi più efficace per far si che egli agisca come lo induce la pubblicità (ovvero si convinca all'acquisto).

Invece per un paradosso, ciò non avviene.

L'iperidondanza crea rumore, quindi un disorientamento percettivo che provoca decodifica aberrante e codifica deviante, le quali a loro volta provocano entropia, ciò perdita di dati.

La grande cacofonia che si crea nelle stazioni impedisce la ricezione del messaggio ma induce i destinatari a "staccare la spina" distogliendo l'attenzione per evitare di essere bombardati dal rumore (anche sonoro) eccessivo.

E' una vecchia storia: come dice l'adagio, il troppo storpia.

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