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Harry Potter, i mitemi e gli archetipi

Ricordate Harry Potter, il giovane mago creato dalla fantasia della Rowling ? Cosa ha reso questo racconto fantastico così affascinante per i più piccoli?

In effetti, al di là della trama accattivante e della poderosa promozione commerciale che ne hanno fatto un evento, la narrazione è costruita su ottime basi comunicative e fa incetta, a piene mani, di stratagemmi efficaci e sempre funzionali, quale ad esempio l'utilizzo dei mitemi e degli archetipi.

Ricordiamo che i mitemi, teorizzati dall'antropologo francese Lévy-Strauss, sono le unità primarie della struttura mitica.

Si tratta di elementi caratterizzanti che sono riconoscibili, al di sotto di ogni espressione particolare, in ogni mito.

Sono i più piccoli elementi del mito, brevi relazioni della successione degli eventi nella narrazione.

Le varianti dei miti possono essere ridotte a una struttura base, uno
schema immutabile qualunque ne sia la declinazione.

Lévi-Strauss considera il mito come un sistema di comunicazione, che, come una partitura musicale, pur essendo suddiviso in sotto-unità, i mitemi, va colto nella sua totalità se si vuole scoprire il suo significato più profondo. Insomma, a un contenuto manifesto del racconto corrisponde il suo corrispettivo contenuto latente, il significato profondo, la sua struttura.

Gli archetipi, invece, secondo Jung, sono modelli profondi, connaturati nella psiche umana, che hanno un potere immutabile per tutto il periodo dell’esistenza. Nelle teorie junghiane gli archetipi rivestono un ruolo fondamentale.

Jung li chiama anche immagini originarie. Possiamo definirli anche come una sorta di modello, presente in maniera innata nella psiche umana, che funge da produttore e ordinatore di rappresentazioni. Gli archetipi quindi consentono di tradurre in simbolo, gli avvenimenti che l'umanità vive nello sviluppo della coscienza.

Immagini reali o virtuali acquistano significati nuovi e condivisi. Gli archetipi lasciano le loro tracce nei miti e nelle favole, si trasmettono ereditariamente e rappresentano una sorta di memoria dell' umanità, sedimentata in un inconscio collettivo , presente in tutti i popoli, senza alcuna distinzione di luogo e di tempo.

Cosa di tutto ciò vi è in Harry Potter? Innanzitutto l'uso degli archetipi del Mago e del Martire che si concretizzano in un unico personaggio positivo, ovvero Albus Silente, anziano mago buono e preside della Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts.

Silente è un mago. Ricerca in sé e negli altri la completezza, l’accostamento degli opposti, la pienezza della conoscenza e della condivisione. Vuole ottenere per sé la gioia e per gli altri la fede. Teme e odia la superficialità. E’ la figura archetipica più complessa e realizzata.

E' però, inoltre, in questo libro, un martire. E’ alla continua ricerca della bontà, di un mondo giusto, caritatevole. Per ottenerlo è disposto anche al sacrificio personale, ha notevole capacità di rinuncia. Deve combattere il male e per riuscirvi e aiutare Harry Potter a sconfiggere Valdomort decide di sacrificare la propria vita.

Ecco quindi l'uso del mitema dell'eroe che si sacrifica per sconfiggere il male: dall'episodio evangelico della passione e morte di Gesù, figlio di Dio, che sconfigge la morte, a Neo, «l’eletto» di The Matrix, che muore e risorge per salvare l’umanità, da Superman che si ritrova a dare la vita per la salvezza del mondo, a Aslan il Leone, re di Narnia, che si sacrifica per salvare uno dei quattro bambini.

Qualunque successo di pubblico ha basi profonde. Questo assioma vale per qualunque testo, dal film capolavoro, al sito web, dalla canzone "tormentone" al best-seller del momento.

Anche quando fa arricciare il naso al critico di turno.

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